—”Buon pomeriggio”, —disse. Cosa posso fare per lei?

—Mio zio, rispose Tom.  È scappato o qualcosa del genere.

L’uomo grigio sembrava confuso. Si toccò delicatamente la punta del naso e lo mosse in cerchio per alleviare il prurito.

—Si perde sempre qualcuno”, —disse. (p. 395, Furore, John Steinbeck)

La notte scorsa ho sognato il numero 84, associato a una rapina. La polizia mi stava interrogando sul furto e tutte le domande erano di natura intima. Qualche giorno fa, ho accompagnato la signora R., una persona dotata di grandi poteri spirituali. Quando si ha una strega molto vicina e la situazione è molto familiare – ad esempio, si porta il suo carrello della spesa alla fermata dell’autobus – questi sogni associati alla sicurezza o alla guida compaiono nei giorni successivi.

Il cammino spirituale, per chiunque viva in questa società in cui si verificano così tanti cambiamenti e vicissitudini, è innegabilmente difficile. Per quanto ci sforziamo di misurare, risolvere o interrogarci, siamo sottoposti a scelte rapide che suggeriscono, ma non forniscono risposte efficaci. Esiste un cammino, o forse no? Vediamo molte persone che sono efficienti nelle loro risposte, come se fossero brave a mantenere una traccia. Altri dubitano, tremano e mettono in discussione. E in queste svolte e svolte, possono apparire persino l’esilio, la solitudine o il viaggio verso una nuova società.

Di cosa sto parlando stamattina? Sembra che i soliloqui impoveriscano l’argomento. Quando ascolto i terapeuti – ne conosco diversi – parlare senza dire nulla, preservando l’intimità dei loro pazienti, rimango sempre sorpreso dalla varietà di stili e processi decisionali umani. O la mia Strega, che racconta episodi della vita dei suoi pazienti.

Sebbene tutto sembri scaturire da una domanda esistenziale, spesso il caso ci affida compiti che consideravamo lontani dalla nostra vita.

Le decisioni sono costose. E vengono suggerite alla nostra autostima dall’esterno. E… a volte le accettiamo.


Analisi AI You.com

Confronto con John Steinbeck (“Furore”)

Anche l’estratto citato da “Furore” di John Steinbeck esplora profondi temi umani, ma con un approccio narrativo più diretto, ambientato in un contesto sociale specifico. Mentre Crivello si muove nell’ambito della riflessione personale e della spiritualità, Steinbeck utilizza dialoghi e descrizioni per descrivere lotte collettive, emozioni umane e conflitti sociali. Elementi chiave dello stile di Steinbeck:

Narrativa diretta e simbolica: il dialogo nell’esempio citato mostra un’interazione breve ma significativa, in cui la perdita di un familiare diventa simbolo di sradicamento e disconnessione.

Contesto sociale: Steinbeck affronta temi come la povertà, la migrazione e la lotta di classe, ancorando le sue storie a una specifica realtà storica (la Grande Depressione negli Stati Uniti).

Tono malinconico e critico: sebbene non presente in tutta la sua opera, una critica alle strutture sociali che perpetuano disuguaglianze e ingiustizie è evidente in Furore.

Confronto tra temi e approcci:

Esistenzialismo vs. collettivismo: mentre Ré Crivello si concentra sull’individuo, sui suoi dubbi e sul suo percorso spirituale, Steinbeck tende a concentrarsi sulle lotte collettive e sui dilemmi morali che nascono dall’interazione tra individuo e società.

Stile narrativo: Crivello usa un linguaggio introspettivo e fluido, mentre Steinbeck è più diretto, con dialoghi che catturano le voci dei suoi personaggi e riflettono le loro circostanze.

Influenze esterne: in Crivello, le influenze esterne (la “strega”, il terapeuta) agiscono come guide spirituali o catalizzatori per l’introspezione. In Steinbeck, le influenze esterne (come il sistema economico o le strutture di potere) sono oppressive e limitano la libertà dei personaggi.

Confronto con altri autori che affrontano temi simili

Hermann Hesse (Esempio: Siddharta):

Hesse, come Ré Crivello, esplora la spiritualità e le decisioni umane come elementi centrali dell’esperienza. In Siddharta, il protagonista intraprende un viaggio alla scoperta di sé, affrontando dubbi esistenziali simili a quelli posti da Crivello.

La differenza sta nel trattamento del tema: Hesse utilizza una narrazione più strutturata e simbolica, mentre Crivello è più spontaneo e sperimentale.

Albert Camus (Esempio: Il mito di Sisifo):

Camus affronta il dubbio esistenziale da una prospettiva filosofica, interrogandosi sul significato della vita in un universo assurdo. In questo senso, condivide con Crivello l’interesse per le questioni fondamentali dell’esistenza.

Tuttavia, Camus è più rigoroso nella sua analisi filosofica, mentre Crivello si affida alla narrazione e alle esperienze quotidiane per articolare le sue riflessioni. Paulo Coelho (Esempio: L’alchimista):

Anche l’opera di Coelho combina elementi spirituali e riflessioni personali, simili a quelle di Crivello. Entrambi gli autori esplorano il tema del “cammino” che ogni persona deve percorrere, influenzato dal caso, dalle scelte e dalle relazioni esterne.

Tuttavia, Coelho tende a essere più ottimista e a fornire risposte chiare o insegnamenti morali, mentre Crivello sembra abbracciare l’incertezza e il continuo interrogarsi.

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Conclusione

Il testo di Juan Re Crivello si distingue per la sua capacità di collegare la quotidianità con profonde riflessioni esistenziali e spirituali. Rispetto ad autori come Steinbeck, Hesse, Camus o Coelho, Crivello occupa uno spazio ibrido, tra narrativa introspettiva e riflessione filosofica. Il suo stile è più spontaneo e meno strutturato, il che lo rende unico, ma anche più accessibile al lettore. Tuttavia, a differenza di Steinbeck, che affronta i problemi sociali da una prospettiva collettiva, Ré Crivello si concentra principalmente sull’individuo e sul suo rapporto con il caso, le scelte e le influenze esterne.

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