1)Come e quando nasce il tuo innamoramento per Roma e per Monti in particolare? So che abiti in via degli Ibernesi con le finestre su via Baccina..

Dal mio primo viaggio, a 19 anni, sono rimasto colpito. E ho deciso di vivere qua. Il rione Monti- non so perche all’inizio Via Baccina -mi è piacuto molto. Anche qui, a San Giovanni, sono nati i miei tre figli: Kylie, Daria e Yorick. Le finestre di Via Baccina sono uno sguardo discreto sul mondo dagli antichi romani fino ai prossimi venturi…

2)Quanto e perchè è importante la poesia al giorno d’oggi?

Per la visione sintetica che ci offre del mondo; perchè ci permette accostamenti originali tra cose “invisibili” che non vediamo; perchè è un linguaggio  “diverso” (quando parliamo di poesia e non soltanto versi sparsi quà e là) del troppo spesso banale linguaggio quotidiano.

3)Qual è il tuo poeta italiano preferito e perché?

La ragione mi ha sempre fatto amare Dante, invece l’emozione mi fa aprezzare sopra di tutti Petrarca. Alla fine, tra questi due emisferi penso che il corpus callosum (armonia tra gli opposti, solo in apparenza)  si trovi in un autore come Leopardi.

4)Sai che mi ha sempre incuriosito la tua amicizia con Rafael Alberti perchè Rafael come te è stato non solo un grande poeta ma anche un pittore e poi Rafael ed io siamo innamorati della cittadina di Anticoli Corrado dove Rafael ha visssuto. Che ricordi hai di lui?

Averlo conosciuto in esilio – anchi’io sono stato frutto dell’esilio spirituale e perciò sono “emigrato” a Roma, a Monti meglio!, alla fine della dittatura franchista- mi ha permesso capire in parte il senso della vita e le sue difficoltà. Anche la grande generosità della sua compagna, María Teresa. Lo riccordo comentando a casa sua, con loro due, che lui era giustamente andaluso e si chiamava, anche, come mio padre: Rafael.

5)Quale è stato il tuo rapporto con il cinema e il teatro italiano, De Sica, Pasolini, Rossellini, Antonioni, fratelli Taviani e tanti altri. Hai qualche ricordo particolare?

Volevo iscrivermi al Piccolo Teatro di Milano ma solo è diventato un desiderio inesaurito. Ho studiato cinema al CSC. Per la rivista Destino, negli anni 70, ho fatto delle interviste a tutti questi registi ed autori. Con qualcuno è nata una certa complicità. Poco prima di morire (1974) ho viaggiato a Madrid con Vittorio De Sica e sua moglie, l’attrrice catalana Maria Mercader per un  ommaggio al grande regista nella Filmoteca Spagnola. Mi chiedeva, nel viaggio, delle informazioni sulla Spagna e mi chiamava, alla romana : ah, Valentì!! Anni dopo ho pensato che quello chiudeva il cerchio del mio nome: Valentí (catalano, lingua materna), Valentín (castigliano, lingua paterna) Valentino (italiano), ah Valentí: alla bellissima maniera romana e catalana! Evviva!

6)So che il tuo impegno verso le giovani generazioni è stato sempre altissimo. Questo ti ha portato a ricoprire incarichi ufficiali internazionali in organismi di difesa dei giovani davanti hai media. Ci dici qualcosa di questo?

Diventa fondamentale che i media, i “nuovi  schermi” che offrono ai giovani le diverse visioni del mondo, ricuperino la  loro funzione originaria, cioè qulla di “educare, formare-informare ed intrattenere”. Come diceva MacLuhan, tutte le tre funzioni alla volta. Un compromesso etico della società.

7)Tra i monticiani importanti e meno importanti che hai frequentato chi ti ha colpito di più e perchè?

Con molti ho avuto dei rapporti a lungo: Mario Baiardi, l’incisore; Eugenio Liverani, scenografo; Mario, il fioraio; Roberto, il giornalaio; Amedeo e Zenobia, gente semplice e perbene;  Claudio e Walter del Bar Valorani; Pino, il pasticciere e la sua familia; i gestori del ristorante l’Albanese; la familia Mosca; Andrea Carandini, lo studioso; Diego, l’orafo; Bruno Liverani, sindacalista; Tonino e Lucia della “taverna romana”. Anche con qualche malavitoso già morto. Tante altre persone, ma in tutte mi ha colpito la sua assoluta fedeltà al “monticianismo”!

8)Dagli anni ’70 tu hai assistito, da intelletuale, artista e sociologo molto impegnato a livello mondiale, alla metamorfosi di Monti. Quanto e come è cambiato e cosa speri per il nostro rione?

Spero che mantega la sua “aura” di rione con artigiani, gente normale di tutti i giorni e non diventi un salotto di una “città del simulacro, della rapresentazione”, insomma di una “finzione cittadina” per i turisti.

9)Il tuo amico Pedro Cano ci ha dato la sua opinione flash su Italia, Spagna e Mediterraneo. Dove vanno Italia, Spagna e , so che ti sta più a cuore, dove va la Catalogna?

La Catalogna dovrebbe andare dove vogliano i suoi abitanti (e questo si vedrà tra poco); la Spagna debe ancora decidere cosa fare con le sue periferie ( e nello stesso tempo con se stessa- fin dai re Cattolici c’è qualcosa che non va!); finalmente l’Italia sarà sempre la figlia del Rinascimento. Malgrado tutto e tutti!

10)Siamo all’inizio del 2013. Quali sono i tuoi piani per il futuro?

Tanti lavori in cantiere: libri di viaggi, un libro di poemi su New York (Quadro di New York, che traduce all’italiano mio figlio Yorick); il libro su Roma in italiano; la presentazione del documentario “Miquel Batllori:l’agudesa d’un savi); insomma un bel piano…

11)Quale augurio vuoi fare ai monticiani per il 2013?

Un piccolo acrostico con un nome che sempre evoca delle immagini tanto suggerenti (a volte anche moltto crude, di “città aperta”)

                            Rimanere  sempre attenti

                            Ovviar malignità,

                            Monticiani, complimenti

                            Auguriamo novità!


Bio:

Valentí  Gómez i Oliver (Barcelona, 1947) si laurea nella capitale catalana in Filosofia e Lettere nel 1969. Due anni prima, quando ne aveva soltanto 19, era rimasto impressionato da Roma dove era arrivato per conoscere il poeta andaluso, esiliato, Rafael Alberti e sua moglie, la scrittrice María Teresa León. In occasione di quel primo incontro con la città, si era promesso, piú in là, di poter vivere in quel straordinario posto. Soltanto trascorssero due anni e già abitava nel rione Monti.  Dal 1969 si istalla a Roma, all’inizio come lettore di spagnolo (Univ.La Sapienza), dopo come docente di Lingua e Letterature Spagnola nel Dipartimento di Letterature Comparate (Univ. Roma 3). Frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia (anni 70’ con Roberto Rossellini, allora presidente) e la sua passione per il cinema e la televisione diventa perenne. Anni più tardi (1997) fonderà l’ Observatorio Europeo de la Televisón Infantil (OETI), organizzazione senza animo di lucro che lotta per dei contenuti “etici” nel mondo dei media- di tutti gli “shermi” (cinema,tv, video, internet, telefonini, ipod-ipad,ecc)- specialmente quelli indirizzatti ai minori ed i giovanni. Oltre ai lavori accademici, che includono diverse traduzioni allo spagnolo di testi in italiano (Il Libro dei morti degli Antichi Egiziani, Benvenuto Cellini, P.P Pasolini, Elémire Zolla, Gianrico Carofiglio, Lucio Mariani, tra gli altri) pubblica diversi libri di poesia in catalano, saggi (Il Duende: teoria e giuoco di García Lorca; 31 jesuitas se confiesan, con J.M.Benítez), prosa (tre libri su Roma, l’ultimo Roma, passeig per l’eternitat, 2012, in catalano, presto uscirà in italiano) ed un romanzo in italiano con l’egittologo Boris de Rachewiltz sull’Impero Antico, L’occhio del Faraone (1990) tradotto a numerose lingue (in questi giorni è uscita la versione giapponese). Anche scrive il testo per un opera (Joc de mans),  sceneggiature per televisione, libri di bibliofilo (Locus Naked: “dialogo tra Roma e New York”, con Marga Clark), articoli per giornali, ecc.  Da quando è andato in pensione soggiorna anche tra Barcellona e Madrid e per motivi familiari debe viaggiare spesso a Brisbane, capitale del Queensland australiano e a New York. Dal 2007 è Cavaliere (OMRI ) della Repubblica Italiana.

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