
Raskol’nikov e Lady Oscar si conobbero tramite un forum letterario in rete. Il forum si chiamava Balocchi e Profumi: chi si iscriveva poteva pubblicare i propri racconti, commentare i racconti altrui ed assegnargli un voto, prendere visione di notizie relative a concorsi, meeting, conferenze e aperitivi culturali e partecipare a un blog sul quale, tra un cazzeggio e l’altro, fini intellettuali si scambiavano opinioni sulle proprie letture, sul propri gusti musicali e cinematografici e, naturalmente, sulle proprie preziosissime opere. Lady Oscar frequentava da tempo Balocchi e Profumi: aveva postato aforismi, filastrocche, racconti a tema libero o su argomenti prestabiliti, perle di saggezza e calembours. RasKol’nikov era finito sul forum per caso, seguendo le tracce di un vecchio amico che scriveva racconti di fantascienza e li pubblicava proprio lì, su Balocchi e Profumi. Si era messo a seguire il blog un po’ controvoglia, distrattamente; leggeva i post, si meravigliava del fatto che ci fosse a questo mondo tanta gente che aveva tempo da perdere, inorridiva per gli sfondoni di qualcuno, commentava tra sé, “andiamo bene”, “ma senti che roba” e via dicendo. Pian piano stava imparando a memoria i nickname, alcuni erano carini, come Gregor o Sass, altri gli parevano pretenziosi (Hegel, Boccaccio, Shakespeare, nientemeno!), altri ancora erano deliranti, tipo “luomochepassaperlastrada” o “sonoincazzatonero”. Certi, col passare del tempo, gli erano diventati simpatici, erano spiritosi, brillanti, donne, perlopiù, con nomi tipo Penelope, Molly Bloom, Marylin. Così capitava che la mano gli andasse quasi involontariamente alla tastiera, mentre nella mente gli prendevano forma frasi divertenti con cui rispondere alle amabili sconosciute. Ma resistette a lungo, gli sembrava di mantenersi puro se non interveniva, se non postava nessun commento, fosse pure il più acuto, intelligente, profondo commento che mai fosse apparso sulla faccia di Balocchi e Profumi. Accanto all’intervento di ciascun blogger appariva una piccola icona, che solitamente raffigurava le fattezze del blogger medesimo, sotto forma di foto o di avatar.
Chi postava la propria foto poteva scegliere di mostrare il volto, inquadrato per intero come nella foto per la patente, oppure la figura intera, che però appariva microscopica, date le dimensioni dell’icona; qualcuno più audace si proponeva in inquadrature insolite, ad esempio solo gli occhi, o la bocca, addirittura un orecchio, la fronte, i baffi e la punta del naso.
Altri sceglievano un’immagine che li rappresentasse tra riproduzioni di quadri famosi, immagini di animali o personaggi dei cartoni animati. Una donna che Raskol’nikov immaginava giovane e deliziosamente timida aveva scelto “La lettrice” di Renoir mentre un giovanotto un po’ arrogante aveva le sembianze del viandante solitario di Caspar Friedrich. Bambi, ovviamente, si presentava in forma di cerbiatto, e Veltro aveva il muso intelligente di un terrier. Yoghi, Gas Gas, Braccobaldo si raffiguravano tramite l’immagine colorata del personaggio che avevano deciso di incarnare: questo era anche il caso di Lady Oscar, la cui icona rappresentava l’immagine stilizzata della bella eroina in uniforme azzurra, che impugnava una spada dall’elsa tempestata di pietre preziose e fulminava lo sprovveduto osservatore con lo sguardo magnetico dei suoi grandi occhi. Sarà stata una stupidaggine, fatto sta che Raskol’nikov s’invaghì di quella bionda superba, sebbene sapesse con certezza che si trattava di un personaggio di fantasia, protagonista di una fortunata serie televisiva, tratta, perdipiù, da un manga, un testo appartenente ad una tipologia che lui, lettore di classici, detestava con tutto il cuore. Certamente la donna che aveva scelto quel nickname era una grassona coi capelli neri e unti, pensava Raskol’nikov: perché poi avrebbe dovuto somigliare a quella creatura androgina, certo aveva adottato quello pseudonimo perché da bambina era stata una fan del cartone, o magari era la mamma di quella bambina, che aveva trascorso in compagnia della figlia lunghi pomeriggi casalinghi, pulendo casa e preparando la cena, con il televisore acceso in sottofondo e la canzoncina che diceva “Grande festa alla corte di Francia…”. Meglio non indagare più a fondo, la delusione era in agguato, ecco cosa pensava Raskol’nikov, meglio non postare neanche un commento su quel blog demenziale, i cui fedelissimi facevano finta di conoscersi, di offrirsi caffè e dolciumi e di corteggiarsi assiduamente: tutto finto, tutto virtuale, pensava lui, e ne voleva restare fuori, ne voleva restare fuori assolutamente.
Successe, una volta, che i blogger avevano indetto una gara, una di quelle stupide gare in cui si compiacevano di cimentarsi: ciascuno doveva citare la pagina più commovente di qualsiasi libro che avesse mai letto. Una certa Regina, che Rasklo’nikov immaginava nei panni di un’anziana professoressa in pensione con la voce arrochita dalle troppe sigarette, teneva il conto delle preferenze e stilava una graduatoria in progress. Furoreggiavano il funerale di Diletta Butler e la morte di Miss Melania, che peraltro appartenevano allo stesso romanzo, anzi, si trovavano a poche pagine di distanza l’una dall’altra; la sobria descrizione del trasporto verso Auschwitz fatta da Primo Levi; il verso “Dolce e chiara è la notte e senza vento” e la scena in cui il postino porta al villaggio dei minatori le lettere per le famiglie dei soldati morti, nel libro “La caduta dei giganti” di Ken Follett. “La casa dei doganieri!” postò Gargantua. “Il conte Ugolino e i figli nella torre”, aggiunse Jack Torrence. Raskol’nikov leggeva, approvava o disapprovava le scelte, personalmente anche lui avrebbe avuto la sua graduatoria ma preferiva non immischiarsi, quando improvvisamente gli comparve davanti agli occhi l’icona di Lady Oscar, con i grandi occhi sgranati e quell’espressione fiera. “La morte di Humphrey in Incompreso”, aveva scritto la bella. A quel punto gli fu impossibile non aggiungere: “La morte del soldato semplice Nemecsek”. Era fatta: era uscito dall’ombra, aveva perso la verginità. Quando cliccò “aggiorna”, vide che accanto alla sua frase l’icona era la sagoma di un volto senza lineamenti, grigia su fondo bianco: doveva modificarla, avrebbe scelto un’immagine che in qualche modo lo rappresentasse, non poteva rimanere così, ormai aveva deciso di rivelarsi, anzi, non l’aveva deciso, i fatti avevano deciso per lui. A questo punto, doveva uscire dal limbo, ma non intendeva mostrare una sua foto. Andò su Google immagine, digitò il suo nickname e cliccò “cerca”: apparvero decine e decine di figurine tra le quali non era facile scegliere. Un uomo in primo piano, con l’espressione torva ed un cappellaccio calato sulla fronte; un tipo dall’aspetto orribile che brandiva un’ascia; due uomini seduti a tavolino, intenti a chiacchierare, in una stanza disadorna; l’identikit di uno psicopatico… Alla fine optò per un’immagine virata in rosso ruggine, che ritraeva un giovane dai lineamenti regolari e dall’espressione tormentata. Sì, quell’icona poteva ben rappresentarlo, e la scelse. Gli ci volle un attimo per copiare l’immagine jpg ed incollarla come richiesto per personalizzare l’icona, e quando, compiuta questa semplice operazione, tornò sulla pagina del blog la trovò affollata di nuovi post che celebravano, tra le pagine toccanti della letteratura mondiale, includendo le canzoni ed i film, quelle che descrivono le manifestazioni del morbo di Alzheimer in Barney Panofsky, la scena del bacio in Biancaneve e i sette nani, l’agonia della piccola Eulalie nell’Assommoir di Emile Zola: un mattone, questo, che ben pochi avevano osato leggere, per cui nessuno, nel blog, ne sapeva nulla della piccola Eulalie ammazzata di botte dal padre ubriaco; non mancò infatti uno scambio di battute sarcastico tra chi aveva postato quella pagina sconosciuta, che dava delle capre agli sprovveduti che osavano confessare la loro ignoranza su quel brano fondamentale, e le capre, che a loro volta davano all’ammiratore di Zola del pseudo intellettuale con manie di grandezza; in mezzo a tutto l’affollarsi dei post, Raskol’nikov riuscì a scorgere l’icona di Lady Oscar che proprio a lui rispondeva con queste parole: “Il soldato semplice Nemecsek! La sua cameretta, il padre sarto con la giacca da terminare, e la madre, e il comandante Boka, che veglia l’amico fedele! Indimenticabile!” “La società dello stucco!” si affrettò a rispondere Raskol’nikov, “I fratelli Pásztor! Feri Ats!”. Sopraffatto dall’evidenza di quella passione condivisa, inoltrò il post ed aggiornò la pagina: ecco, era comparso, affiancato dalla nuova icona raffigurante un uomo inquieto avvolto in un grande mantello.




Lascia un commento