By Marcello Comitini (link blog)

Sembra che non abbia fine. Ogni giorno ne aggiunge un altro e ogni notte un’altra Una costruzione innumerevole di massi l’uno sovrapposto all’altro. La sorregge una luminosa base di nuvole sottile all’alba poi si allarga come un pitone reticolato che abbia divorato un esercito di scimmie. Si erge sul terreno stancamente appesantita da ore e ore di lotte e amori che ne ingrossano la parte di mezzo. Così la chiamano. Ma nel mezzo di cosa? Se a ogni giorno se ne aggiunge un altro e ogni notte un altro incubo? L’incubo di morire e il desiderio irrefrenabile di porre fine al movimento mai sazio della vita? Forse bisognerebbe chiamarlo picco punto più intenso dei sentimenti diapason del cuore. Poi il corpo lentamente digerisce e si disfa dell’ammasso enorme di ricordi e memorie divorate come un branco numeroso di nomi dei loro volti dei loro occhi delle loro grida d’amore e di paura agonizzanti quando stritolati dalle spire finiscono inghiottiti lentamente dal passato.




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