
“Scriviamo più di quanto siamo consapevoli di scrivere”
Helen Lyndon Goff (P.L. Travers) ebbe un’infanzia un po’ travagliata.
Adorava suo padre, Travers Goff, che era un direttore di banca, e ispirò il tipo d’impiego di George Banks in “Mary Poppins”.
Quando parlava di lui, lo faceva in termini alquanto fantasiosi: per esempio diceva che era un irlandese proprietario di una piantagione di zucchero in Australia. Ma in realtà era nato nel sud di Londra e dopo aver lavorato in una piantagione di tè a Ceylon, si era trasferito in Australia, dove era diventato direttore di banca. Ma poi era stato retrocesso a impiegato, per la sua dipendenza dall’alcol. Morì nel 1907 quando lei aveva solo sette anni: una morte che l’assillò in continuazione, facendole trascorrere il resto della vita alla ricerca di una figura paterna.
Dopo la sua morte, Helen, con la madre e le due sorelline, andò a vivere con una prozia materna.
La madre resistette per alcuni anni ma poi, come dice l’autrice Valerie Lawson nella sua biografia di P.L. Travers, “fece quello che una madre non dovrebbe mai fare” e si arrese.
Una notte, durante un temporale, incaricò la piccola Helen di occuparsi delle due bambine più piccole e le disse che stava per andare ad affogarsi in un torrente vicino.
Helen cercò di distrarre le sorelline raccontando loro una storia, ma era preoccupatissima per quello che stava per capitare alla mamma e, soprattutto, per il futuro che le avrebbe attese. In seguito scrisse: “Cosa succede ai bambini che perdono entrambi i genitori? Entrano negli Orfanatrofi e indossano grembiuli ricamati, con ricami che invece sono rammendi?” e fu perseguitata per il resto della sua vita dal pensiero del destino dei bambini di cui i genitori non riescono a prendersi cura.
Comunque la madre tornò qualche ora dopo, perché il suo tentativo di suicidio era fallito, ma Helen prese una decisione: non avrebbe mai più fatto affidamento su di lei. Ripose tutta la sua fiducia, invece, nella prozia, Helen Morehead, un elemento importante nella crescita delle tre sorelle. Zia Ellie aveva molte delle caratteristiche della futura Mary Poppins, addirittura la loro domestica possedeva un ombrello con un manico a forma di testa di pappagallo.
Nei suoi libri Travers non poteva commemorare un’infanzia felice, ma sembrava decisa a riscrivere e correggere quella brutta che aveva avuto. La famiglia Banks è una versione modificata dei Goff, il padre è un banchiere, ma non un ubriacone; la madre è un po’ superficiale, ma non con istinti suicidi. E Mary Poppins, come zia Ellie, è colei che ridimensiona le cose, la nemica di ogni tentativo di capricci o sentimentalismi.
È la stessa Travers a spiegare di essere stata inconsciamente ispirata dalla zia, trasformata in tata, e che non si era resa conto di quanto avesse attinto dalla propria esperienza fino a più tardi nella vita.
“Scriviamo più di quanto siamo consapevoli di scrivere”, ha confessato.




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