L’emozione che danno le vecchie care fotografie è potente. Nulla a che fare con le fredde fotografie digitali.
Sto riordinando alcune scatole del trasloco che ho ammucchiato nella camera guardaroba della mia nuova casa. È uscito di tutto. Mi sono commossa.
Ieri ho lasciato per sempre la mia vecchia casa. Finalmente vuota. Ho lasciato le chiavi. Mi è stato chiesto se mi spiaceva. Ho risposto di no. Non ho mai nostalgia di quello che mi lascio alle spalle: persone o cose. Opero senza difficoltà il distacco: quando chiudo, chiudo.
Invece ora passando fra le mie mani centinaia di fotografie e bigliettini sono stata assalita da commozione. Per il sorriso di mia figlia piccola e per il mio sorriso di bimba ragazza donna. Per la bellezza di me con il pancione e con questo esserino in braccio. Per tutti i viaggi e le esperienze. Sorrido sempre. Anche nelle avversità che la vita a me, come a tutti, ha riservato.
Com’ero da giovane così teneramente bella. Forse perché oggi mi sento così disillusa. Forse perché non ricevo più bigliettini di amore, come quelli che mi sono passati tra le mani. Ti amo. Ti amo. Ti amo. Scrivevo e mi scriveva l’uomo che a turno mi è stato vicino.
Ieri dicevo all’ultimo: tu non sei innamorato di me. Perché non è possibile trattare male chi si ama.
Sono ancora innamorata di mia figlia, ormai grande: è il mio grande amore. Quello che rimane di tutto quello che ho vissuto è l’amore per mia figlia.
La tenerezza per lei piccola, per me piccola, per mia madre così giovane, per mio padre che non c’è più, per tutto quello che è stato inghiottito dal tempo mi ha commosso. Un vortice di vita passato sotto i miei occhi.





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