“Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro.”Papa Giovanni Paolo II
Trovo giusto approfondire o meglio completare il mio pensiero in seguito al mio ultimo articolo che parlava di fato, talenti e opportunità.
Lo stimolo per farlo viene da quello che considero ormai un amico, Marcello Cominiti, che ha commentato nel suo modo sagace una frase da me riportata di Seneca che affermava che: la fortuna non esiste, esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità.
La riflessione di Marcello è stata la seguente:
Ho solo un dubbio che mi sorge leggendo la frase di Seneca: cosa accade se l’opportunità non incontra il talento? So bene che avrei dovuto scrivere “se il talento non incontra l’opportunità”, ma se diamo per assodato che il talento esiste è solo l’opportunità a non venire incontro. Sarà sempre colpa del talento?
A questo dubbio io non me la sono sentita di esprimere immediatamente un’opinione, perché ho ritenuto che la domanda fosse meritevole di una meditazione più profonda.
Così come spesso mi succede, ho cercato di metterci la testa e di analizzare la questione secondo il mio sentire e il mio modo di vedere la vita.
Inizialmente ho ipotizzato la vicenda come se fosse una navigazione; che si potesse giudicare ottimale e a gonfie vele, solo nel momento in cui nello stesso fiume confluissero ad aumentarne le acque torrenti carichi di talenti e opportunità.
Ho valutato però, che il mio viaggio sarebbe dipeso dalla portata dei due fattori. La penuria di anche uno solo di loro, avrebbe potuto compromettere il mio vagabondare.
Allora ho rivalutato il mio punto di vista.
Scegliendo il giusto mezzo di trasporto, avrei la possibilità di proseguire il mio pellegrinaggio in qualsiasi condizione si trovi l’alveo, che sia fiume, ruscello o canale.
Ho trovato quindi plausibile che una chiatta carica di sogni, possa essere un buon tramite per attirare le opportunità che ci occorrono per mettere alla prova i nostri talenti.
Marcello a sua insaputa, come in un libro di Kafka, ha inviato ogni mattina due tarli che mi hanno chiesto con insistenza di fare chiarezza sulla questione.
Non volendo fare la fine del comò di mia nonna, che è talmente tarlato che farebbe venire la tripofobia a qualsiasi tappabuchi, non ho aspettato molto a cercare una soluzione nel mio amato bridge.
Mettendo per un attimo da parte il talento, che credo essere composto in parte da un patrimonio fornito alla nascita e da una porzione che invece andrà coltivata e fatta crescere; preferirei invece concentrarmi sulle opportunità e i sogni.
Prima che mi si presentassero le tante opportunità che mi sono state offerte dal bridge, ho dovuto sognare di poter essere in grado di diventare una giocatrice abbastanza esperta da potermi cimentare ai tavoli.
Dapprima ho dovuto immaginare di avere le possibilità di imparare un’attività che prevede un notevole studio, poi di avere le capacità di confrontarmi con giocatori le cui abilità sono indiscutibilmente elevate.
Se non avessi prima sognato e proiettato un futuro possibile, non avrei nemmeno mosso i primi passi.
Non è pertinente valutare quanto il mio immaginario sia tuttora illusorio o fattibile, quello che conta ai fini di questa dissertazione è che se non avessi sognato di essere una bridgista, nulla di quello che oggi ho colto sarebbe potuto succedere.
Per avere l’occasione adatta, dobbiamo aver agito perché questa possa verificarsi.
Un sogno che si affaccia alla nostra mente, per realizzarsi, deve essere creduto come possibile e tirandosi su le maniche, dobbiamo iniziare a lavorare alacremente per renderlo tangibile.
Ecco quindi caro Marcello la mia risposta affettuosa e grata al tuo dubbio.
Il mio talento non è importante, quello inciderà nel giusto merito, in proporzione a ciò che ho di natura e a quanto avrò saputo farlo fruttare, ma le opportunità che mi sono accadute posso affermare che non sono frutto del caso.
Le possibilità non mi sono state offerte accidentalmente, sono figlie dei miei sogni e delle mie fantasticherie.
Potremmo raffinare il dibattito dicendo che le occasioni potrebbero essere più ghiotte ancora, ma andrebbe contro la mia filosofia di pensiero, che tende ad esaltare ciò che ho e non a rivolgermi a quel che potrei avere.
Le opportunità sono falene che vengono attratte dalla luce dei sogni, altro non occorre che acchiapparle con il retino del talento.
Il mio bridge è un frattale che parte dal sogno. Ogni volta che aumento la scala, lo stesso pattern si replica all’infinito, con la stessa dinamica e le opportunità ad esso legate.
Come ultima congettura vorrei fare questa osservazione.
Il pericolo è di stimare le opportunità equiparandole al successo.
Il successo è ben altra cosa, avere occasioni non ci lancia inevitabilmente verso il trionfo.
Il riconoscimento massimo da parte del mondo, ha bisogno di innumerevoli altri fattori, tra cui (qui sì) anche la fortuna e il caso.
Ma di questo parleremo un’altra volta..
Sintesi per gli svogliati della lettura:
“Se la montagna non va da Maometto, Maometto se ne frega e va al mare..”
milena bonazzi





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