“Il pericolo più grande si corre nell’ora della vittoria.” —Napoleone Bonaparte
Ho già seguito diverse lezioni di bridge che mi mettono in guardia e provano ad insegnarmi a gestire il fianco pericoloso. Eppure basta un attimo di leggerezza, una carta giocata con troppa disinvoltura, un errore banale di valutazione e zacchete! Il fianco pericoloso, che non è altro che uno dei miei avversari, si incassa tutte le prese che teneva lì in attesa di un mio passo falso e mi manda sotto in un lampo.
Non mi stupisce affatto che dopo diverso tempo io non riesca ancora a difendermi con efficacia da questa situazione. Dopotutto ho scoperto il fianco così tante volte, che inizio ad assomigliare a S. Sebastiano.
Pesa su questa condizione, in buona parte, un’ingenuità che per quanto sia sinonimo di purezza e candore, non sempre è foriera di buone prospettive.
Mantenere l’innocenza è qualcosa che ognuno si augurerebbe di preservare. Nessuno però, pur ammirando le espressioni ingenue dei fanciulli, ambisce a vivere come loro.
Il bridge mi insegna che le partite non si vincono con la misericordia.
La mie pessime abitudini all’indulgenza e alla comprensione mi hanno portato a vivere più disordini che pace.
Probabilmente perché ci si può permettere di vivere con pace, purezza e amore, solo quando sei in un ambiente dove la tua protezione viene delegata ad altri. Come i bambini appunto.
Puoi vivere senza armi, ma non puoi permetterti di vivere senza scudi, perché prima o poi avrai la necessità di difenderti da un fianco pericoloso. Non esiste in natura nessuna situazione in cui si possa trotterellare spensierati nella Savana. Il leone che ti mangia fa semplicemente il suo bene e il suo dovere.
Ancorata alla mia ostinata clemenza, posso imparare a non ritenere un cattivone chi mi salta alla giugulare per sbranarmi, ma sarà il caso che impari in qualche modo a difendermi, se non voglio essere il facile pasto di tutti quelli che hanno una necessità da soddisfare.
Il fianco pericoloso è colui che ha le carte giuste per mandarti sotto e che tu non puoi contrastare. Essenziale è elaborare una strategia affinché lui non vada “in mano” e di conseguenza che non abbia le chance di giocarle.
Lasciare la possibilità a chi ci può ledere di fare delle mosse, nella vita ha lo stesso significato.
Spesso è sufficiente lasciare apparentemente qualche vantaggio iniziale, per poi isolare la nostra minaccia da ogni facoltà di movimento futuro.
Tacciatemi pure di cinismo, ma la realtà è che l’innocenza come sentimento assoluto non esiste. Esiste una elaborazione giuridica che disciplina l’interpretazione limitata a singoli fatti.
L’ingenuità è una fase transitoria dettata dall’inesperienza, che può sicuramente mantenere una radice benevola e umana, ma che per forza ragione, deve essere compensata da una goccia di furbizia per non farci assomigliare allo scemo del villaggio.
Il micro mondo del bridge è così esplicativo che risulta quasi incredibile.
Lezioni intere del maestro su mani preparate in cui ti insegna a difenderti dal fianco pericoloso. In molti casi gli allievi cosa fanno? Imparano a memoria il movimento corretto delle carte di quelle specifiche mani. Si trovano a giocarle in modo quasi impeccabile; appagamento e onore al cubo per il risultato, frutto solo di una buona memoria o di appunti ben presi.
Poi ti ritrovi a giocare mani libere e casuali e il tuo fianco si incassa una sfilza di carte che sembra averne prese in prestito anche dall’altro tavolo.
Il problema è che la furbizia va acquistata di prima scelta, non puoi permetterti di prenderla dal primo rigattiere che passa.
Se davvero vuoi uscire da quell’incompetenza malsana, devi essere furbo con intelligenza, e mantenere intatta quell’onestà verso te stesso che ti fa essere orgoglioso di quello che sei e dei tuoi veri progressi.
La lezione devi averla capita, non copiata. Altrimenti la prima volta che le carte non saranno disposte come già ti aspetti sarai comunque lo scemo del villaggio.
Chiamatemi pure fredda ed insensibile, ma nei confronti della realtà dei fatti mi ritengo solo pragmatica.
Esserne cosciente non mi impedisce di commettere ancora una illimitata quantità di leggerezze innocenti, che mi espongono a batoste sempre nuove; ciò che mi salva è sapere di avere una capacità di rigenerazione altrettanto sconfinata.
Non ho mai insegnato ai miei figli a rimanere puri ed ingenui, perché vorrebbe dire che la loro salvaguardia dovrebbe dipendere da qualcuno che continuamente li tuteli da ogni bruttura; ho sempre cercato di renderli consapevoli e forti, per buttarsi in esperienze da cui possano trarre insegnamenti efficaci per il futuro, spronandoli ad alzarsi dopo ogni caduta con le loro forze, assumendosi le responsabilità di ciò che fanno.
Caro mio fianco pericoloso, fai pure il tuo gioco, non è la sconfitta a preoccuparmi, ciò che al limite potrebbe spaventarmi è il credere che la mia salvezza dipenda da altri.
Dopotutto se esiste un pericolo a lato, vuol dire che la partita la sto conducendo io e che dovrei avere tutte le opportunità per risolverla a mio favore.
Per farlo non ho bisogno di essere un mostro a tre teste, probabilmente basta essere un normale essere vivente full optional, con le giuste dosi anche di cinismo, caparbietà, coraggio e furbizia, che ogni persona sana dovrebbe possedere. Quel buonismo melenso che giudica deprecabile ogni sentimento negativo è ingannevole e fuorviante. Anche i dolci più sublimi contengono un pizzico di sale che li rende perfetti, quindi come sempre, il giusto equilibrio che ci fa stare bene, si crea quando siamo completi di ogni dote e difetto nella giusta proporzione.
La ruota però gira per tutti e prima o poi toccherà anche a me essere la spina nel fianco di qualcuno. Di certo non mi riterrò crudele se nel preciso momento in cui ne avrò la possibilità, incasserò ciò che mi spetta.
Alla fine di tutto, dovremmo solo ricordarci che il bridge come la vita è solo un gioco e si gioca per divertirsi; io per esempio ai fianchi soffro molto il solletico e se qualcuno mi stuzzica rido sempre un sacco!
milena bonazzi





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