(Blog di Milena)

“Il gioco è la medicina più grande.”Lao Tzu

È sempre difficile spiegare la figura del “morto” ai non giocatori di bridge.

Copio fedelmente da https://www.funbridge.com/

Il “morto” è il compagno del dichiarante e posiziona la mano scoperta sul tavolo dopo che la “dichiarazione” è terminata e “l’attacco” è stato eseguito dal giocatore alla sinistra del dichiarante.
Gli altri due giocatori sono i difensori per quella mano. 

A questo punto, il suddetto può andarsene. Per la smazzata in corso non serve più. È libero di fumare, utilizzare i servizi e anche commettere un omicidio (come in un famoso libro di Agatha Christie), che al tavolo del bridge non sentiranno la sua mancanza.

Io adoro fare “il morto”.

Estraniarmi dalla lotta ogni tanto, è estremamente rilassante. Poter delegare la responsabilità della partita a qualcun altro è qualcosa che nella vita mi capita raramente.

Così tante volte mi sono trovata in situazioni in cui avrei voluto fare l’opossum e piuttosto che prendere delle decisioni mi sarei finta morta con estremo piacere, che non posso che ringraziare il bridge di concedermi occasionalmente anche questo piccolo godimento.

Ma è possibile nel quotidiano trovarsi in questa situazione? Forse sì.

Nel bridge può succedere che per la distribuzione delle carte tu sia destinato a fare il morto. Ma se “rubi” il contratto al tuo partner, dichiarando qualcosa di diverso, ti ritrovi a dover giocare anche se sarebbe opportuno e più proficuo di no.

Questo vuol dire che hai rubato la scena per un eccessivo protagonismo e ti troverai, probabilmente, con tante mandorle da  pelare.

L’abitudine all’azione, troppe volte mi ha messo in primo piano anche quando avrei dovuto avere un ruolo marginale, assumendomi responsabilità che non mi competevano. Ho pelato più mandorle di uno scoiattolo, mentre io volevo essere un opossum.

Di contro essere nel ruolo del morto, non ti estromette dalla partita, non sei “l’angolista” di cui abbiamo già parlato. Sei parte del gioco, hai contribuito al crearsi della situazione e ne sei comunque responsabile.

Hai però la possibilità di poter guardare da un’ottica diversa il suo svolgimento, traendone degli insegnamenti e prendendo fiato.

Ho potuto notare come, quando sei quello in pausa, noti una quantità di informazioni che spesso sfuggono al giocante. L’assenza di stress ti concede una lucidità ed un’ampiezza di vedute che la tensione ti compromette.

Probabilmente riflettendoci, non è reale che sempre sia tutto sulle mie spalle; se decido di mettermi in discussione potrei scoprire che, semplicemente, non mi fido di come gli altri gestirebbero le situazioni che invece mi voglio accollare.

Saper valutare quando è il caso di lasciar fare, mi darebbe tempo per rigenerarmi e studiare.

Se lasciamo che gli altri giochino, dalla tua posizione di temporaneo spettatore, devi tenere conto che gli eventuali errori commessi, sono spesso giustificati da un possibile nervosismo dovuto alla responsabilità; e sapere che saranno giudicati sempre e comunque per il loro operato, di certo non faciliterà loro il compito.

Quindi è bene che quando resusciterai come Lazzaro, tu tenga sempre presente che chi ha giocato anche per te, ha comunque dato il meglio e prima ancora di elencare tutto quello che poteva fare di più, sarebbe opportuno mostrare un po’ di riguardo nello scegliere cosa si deve dire.

Possiamo far gestire ad altri le situazioni che ci stanno a cuore, solo se sono persone di fiducia. Non dovrebbe essere difficile quindi rapportarci con loro con un po’ d’amore e di benevolenza. Accogliendo anche azioni o comportamenti che non riteniamo corretti, con un briciolo di tenerezza e di incoraggiamento.

Voglio quindi fare il morto ma con questo stile, nel bridge e nella vita. Se mi accorgerò che non ne sono capace e mi renderò conto di non saper stare al mio posto con affabilità e simpatia, nel tempo in cui sarò bridgisticamente esanime, mi allontanerò dai tavoli e magari mi troverò qualcuno da freddare, sperando che non ci sia un Hercule Poirot a darmi la caccia. 

Ancora più difficile sarà invece cedere la spada, lasciare che qualcuno giochi anche per me una partita il cui esito mi coinvolgerà direttamente.

Avere fiducia negli altri, comprendendo obiettivamente con non sono nelle condizioni più giuste per prendermi la responsabilità che la vita mi pone di fronte, mi farebbe fare un notevole passo avanti.

Si tratterà di riconoscere tramite le informazioni a mia disposizione, quando in questa evenienza è comunque più vantaggioso cedere la messa in atto.

Tutte le responsabilità e i problemi che ci vogliamo accollare, sono come pesanti zaini che vogliamo portare sulle spalle. Il nostro compito è quello non solo di dare fiducia agli altri, ma di educarsi a responsabilizzare chi lo merita.

Ergo: non siamo muli per caricarci di pesi che potremmo evitare e non si è mai visto un morto serio con uno zaino. Quindi ogni tanto prendiamo una Batida de Coco e godiamoci lo spettacolo!

milena bonazzi

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