“Il colore è un potere che influenza direttamente l’anima.”Wassily Kandinsky

Nel gioco del bridge succede che una mano venga giocata “a senza” (SA= sans atout) oppure in “atout”.
Se il contratto si sarà concluso in atout, significa che un seme tra le fiori, le quadri, le cuori o le picche, diventerà la “briscola”. Quando si gioca la carta in un colore, tutti devono rispondere nello stesso seme finché ne possiedono e naturalmente vince chi detiene la carta più alta; quando non si hanno più carte per rispondere, sarà possibile giocare l’atout che permetterà di vincere la presa.
Quando invece si comprende che non c’è un seme di interesse particolare, si finirà per concludere il contratto a “SA” e significa che non esisteranno briscole. Ogni giro di carte se lo aggiudicherà chi possiede il valore più alto. Se non hai più carte in quel colore, ne scarti un altro, sperando che poi non ti serva nel prosieguo della smazzata.
Io detesto giocare i “SA”. Se sbagli il movimento di una carta, spesso ti ritrovi come un naufrago in balia delle onde e nella mia testa inizio a cantare la canzone dei Negramaro “Mentre tutto scorre”: Usami, straziami, strappami l’anima. Fai di me quel che vuoi tanto non cambia, l’idea che ormai ho di te, verde coniglio dalle mille facce buffe.
La mia avversione al gioco a “SA” ha condizionato non di rado il mio compagno, che pur di non mettermi in difficoltà, ha rischiato di giocare il contratto sbagliato dichiarando un colore alla ricerca di briscole rassicuranti.
Se non fossi così stramba, mi limiterei ad unirmi pacificamente a quella nutrita schiera di allievi, che condividono con me l’antipatia verso questo tipo di gioco e crea non pochi problemi a chi ancora non è avvezzo a certi ragionamenti e logiche. Invece evidentemente in un’altra vita ero un minatore e deve essermi rimasta l’abitudine di scendere nei meandri delle questioni.
L’angoscia di vivere senza briscole da potermi giocare, è una condizione che conosco bene, in cui hai un’unica opportunità per fare la cosa giusta; se i tuoi calcoli non sono stati oculati, non v’è nulla di dolce nel naufragar in questo mare di melma.
Hanno tutta la mia ammirazione quelli che riescono ad avere la sicurezza di lanciarsi senza paracadute di emergenza, sicuri e convinti delle proprie abilità, spavaldi e sprezzanti di ciò che potrebbe succedere. Qualcuno sarà incosciente, ma molti altri saranno sicuramente preparati e valenti, qualità che gli permettono di affrontare le vicende più complicate senza riserve: senza atout.
Come nel bridge, capita anche a me di non aver avuto scelta e di aver “giocato” nella vita vera in questa modalità. Certe volte è andata bene, altre volte ne sono uscita con le ossa rotte; non c’è alcun dubbio però che se avessi potuto scegliere, sicuramente avrei preferito disporre di qualche briscola tenuta in riserva, da utilizzare quando non avevo più risorse da mettere sul tavolo.
Vivere a “SA” significa essere bravi a calcolare le probabilità di riuscita, contare con quante “carte” vincenti intraprendiamo la nostra sfida, essere certosini nel contabilizzare i vantaggi ed estremamente abili nel pianificare i nostri movimenti.
I giocatori di bridge obietteranno che anche in atout vengono richiesti gli stessi requisiti ed è senz’altro vero. Ma manca il colore.
Quando la vita si tinge di un colore, ogni valutazione può risultare imprevedibile e fino alla fine puoi pensare di essere ancora padrone della situazione o almeno di arginare i danni.
Forse sarà questa la risposta: troppo passionale, eccentrica, fantasiosa e cervellotica, per apprezzare uno stile di vita di puro calcolo in cui non esistono sfumature che mi permettano di divagare.
Pazienza se non sarò una bridgista completa, preferirò sempre giocare in atout, con le briscole che non mi garantiscono la vittoria, perché i miei avversari potranno giocarle anch’essi al meglio, ma con colori che si muovono danzando e sovrapponendosi lasciandomi nell’illusione di avere alternative da costruire.
Comunque sia, io ti libero mio adorato compagno da ogni tutela, tu che hai la sicurezza di poter giocare a bridge e nella vita in ogni forma, lascia tranquillamente da ora in poi, ogni remora nei miei confronti e fai la cosa giusta. Mi sento in grado di accettare la mannaia se sbaglierò l’unica possibilità di riuscita.
Troverò il modo di rendere pittoresca anche la situazione più grigia.
Può darsi che in questo articolo io abbia fatto un gran casino, come quando si ordina la pizza all’ananas; dove bridge e vita si mescolano nella stessa base senza appartenersi e perdono del proprio gusto originale.
Pazienza, almeno c’è colore ed ognuno se vuole, troverà la gradazione che più gli appartiene, cogliendo magari uno spunto per sé. Oppure passerà oltre e continuerà la sua partita “a senza” sicuro e deciso non voltandosi mai indietro.
Milena Bonazzi





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