Hai commesso con me un amabile peccato: pentiti con me, perché io mi pento. Povera me, quante consuetudini devo disimparare! Povera me, la strada era facile quando l’abbiamo percorsa ma ora, al ritorno è così impervia! Quanto tempo passerà prima che inizi il mio sonno, quanto dureranno questi giorni e queste notti? Sicuramente, gli angeli puri piangono, e lei prega inondandosi l’anima con lacrime tediose: quanto tempo devono durare tutti questi anni? Distolgo da te le mie guance e gli occhi, e i capelli che non vedrai più. Che dolore per la gioia che è venuta prima, per quella che muore e per l’amore che muore! Solo le mie labbra si rivolgeranno a te, le mie labbra livide che gridano, pentiti. (L.Z.) Image: “Eloisa reads Abelard’s letter” a 1779 print of Angelica Kauffmann’s painting made by William Wynne Ryland.
Christina Rossetti ha ripreso l’argomento di “Eloisa to Abelard” di Alexander Pope nella sua poesia “The Convent Threshold” (scritta nel 1858) che potrebbe essere vista come una rivisitazione mascherata di quella storia. La lunga poesia è un monologo che segue il desiderio di una donna di elevarsi al di sopra della sua peccaminosa esistenza umana, lasciandosi alle spalle la passione terrena e trasmutandola in amore celeste. Quelle che seguono sono la quarta strofa e parte della quinta, dove la narratrice lotta tra il suo atto di adulterio e il pentimento, e ricorda il piacevole peccato commesso da lei e dal suo amante, per il quale devono pentirsi. Crede che la gioia e l’amore siano fugaci e che il pentimento sia l’unico modo per evitare lunghi anni di sensi di colpa e rimpianti e per godersi la vita eterna.





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