In queste ultime settimane l’attenzione dei media si è soffermato su un “nuovo” disagio psicologico: l’ecoansia. Una forma di stress, ansia e disagio psicologico legato ai cambiamenti climatici, alla crisi ecologica e ambientale che stiamo vivendo negli ultimi tempi.

ecoansia (eco-ansia) s. f. La profonda sensazione di disagio e di paura che si prova al pensiero ricorrente di possibili disastri legati al riscaldamento globale e ai suoi effetti ambientali.Treccani dizionario

All’ecoansia in genere sono associati alcuni sintomi che includono pensieri ossessivi, attacchi di panico, insonnia e profonda preoccupazione.

In genere la giovane età (nati tra la fine degli anni ’90 e inizio duemila) è uno dei fattori predisponenti allo sviluppo di questo disagio. L’ecoansia è, infatti, fortemente presente fra i giovani, nella fascia che va dai 15 ai 25 anni.

L’angoscia climatica potrebbe anche essere accompagnata da altri fattori di stress quotidiano che influenzano negativamente la salute mentale complessiva, causando un potenziale aumento dei disturbi da uso di sostanze, di ansia e depressione.

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Il rischio è che il vissuto emotivo e lo stress cronico sperimentato durante il periodo che va dall’adolescenza alla giovane età adulta potrebbe provocare alterazioni permanenti nella struttura del cervello e favorire l’emergere di psicopatologie nel corso della vita.

solastalgia: condizione psicologica, legata all’ecoansia, che generalmente si può provare quando il luogo in cui si vive, la propria casa o l’ambiente circostante sono in pericolo o vengono distrutti da eventi naturali improvvisi. La solastalgia è caratterizzata da sentimenti di nostalgia, ansia, disturbi del sonno, stress, dolore e sentimenti di vuoto, depressione, pensieri suicidi e aggressività.

Il termine “ecoansia” è stato accolto nel vocabolario dell’American Psychological Association solo nel 2021 e viene definita come “una premura verso il cambiamento climatico unita alla preoccupazione per il futuro” (APA). Sempre l’APA sottolinea che le persone sopravvissute ai disastri naturali possono manifestare un aumento notevole di disturbi dell’umore (depressione), disturbo da stress post-traumatico, ansia e pensieri suicidiari.

I problemi psicologici e fisici legati ai cambiamenti climatici, al surriscaldamento globale, agli eventi climatici estremi sono ormai innegabili; del resto è ormai ampiamente documentato scientificamente che il clima, la temperatura e i fattori direttamente legati all’ambiente possono influire sul nostro benessere psicologico.

Infatti, ad esempio, l’eccessivo aumento delle temperature, come è successo lo scorso luglio 2023, è strettamente correlato a un numero maggiore di ansia ed attacchi di panico, in particolar modo in persone che già ne soffrono, ma può influire negativamente anche in persone che non hanno mai avuto problemi seri legati agli stati ansiosi.

Quindi è importante non sottovalutare la portata di questo fenomeno, in particolar modo per le nuove generazioni, ma non solo. L’ecoansia è una condizione apparentemente nuova, ma ha molti legami di continuità con condizioni psicopatologiche già in parte sperimentate direttamente ed indirettamente attraverso la nostra esperienza personale nel presente, a confronto con ciò che accade attorno a noi e ciò che apprendiamo dai media; attraverso la nostra esperienza passata con la storia ed i racconti delle generazioni più vecchie; ed infine la nostra proiezione nel futuro, prospettiva che più di tutte spaventa.

Concludendo, è molto importante non screditare chi ne soffre e nei casi più “invalidanti” non bisogna esitare a chiedere aiuto ad uno specialista della salute mentale; è possibile infatti che i sintomi dell’ecoansia diventino così pervasivi da “congelare” la vita di una persona all’interno di un loop ossessivo, così tanto, da assorbire tutte le energie.

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