Come in cielo, il romanzo di Marco Candida recentemente pubblicato da I libri di Mompracem, è una storia indiavolata. Lo è perché a ogni pagina succede qualcosa di nuovo e di bizzarro, lo è, in senso letterale, perché costellato da demoni, dei, presenze oscure. Satana e Yahveh, Gesù, Mosé e il roveto ardente, Ra, Baal: l’elemento soprannaturale, l’occulto, il mistero la fanno da padroni.
Il libro inizia in modo apparentemente innocuo, con una coppia che fa un’escursione in montagna. È un’occasione per ripensare il rapporto tra i due che sembra scricchiolare. Ascanio e Nives si sono conosciuti un giorno, quando un forte odore di bruciato ha spinto Ascanio ad entrare in una panetteria, dove ha visto, senza riuscire a credere ai suoi occhi, pani di ogni forma e dimensione allineati sugli scaffali e disposti nelle ceste, completamente carbonizzati. In mezzo a tutto quel nerume appare lei, Nives, una donna bellissima, dalla carnagione lattea e dai capelli di un biondo quasi bianco. Reduce da una serie di amori sbagliati, Nives entra subito in sintonia con Ascanio e inizia con lui una relazione, nella quale però ben presto appare evidente come la donna sia invischiata in vicende esoteriche, patti col diavolo, rituali satanici ed esorcismi. La vita di coppia non è facile: Nives è soggetta a entusiasmi tanto estremi quanto pericolosi. In onore di Ra, la divinità solare, passa giornate intere su un lettino, a prendere il sole, e lo fa anche quando piove, anche di notte, fino a spellarsi completamente e diventare una specie di maschera dell’orrore. Si convince che nell’alluce di Ascanio sia stato inserito un impianto dagli alieni e non è contenta finché non lo incide con un coltellaccio. E nel corso della fatale escursione precipita da una rupe: i danni che riporta dalla caduta sono lievi, ma i danni che questo episodio provoca al rapporto tra lei e Ascanio sono invece gravissimi.
Non dirò, ovviamente, come va a finire la storia tra i due giovani, ma posso garantire altre sorprese e momenti di tensione. Pieno di trovate e di inventiva, virato sui toni tragicomici del grottesco, il romanzo tiene il lettore incollato alle pagine. Il gusto della narrazione pura si unisce alla riflessione su molti temi, primo tra i quali, ovviamente, quello che riguarda la credenza nell’occultismo come forma estrema di alienazione: riti strampalati e comportamenti bizzarri rappresentano una via di fuga dalla realtà per chi crede di trovare in essi una risposta ai suoi problemi.
In quest’opera Marco Candida sperimenta diverse forme espressive, alternando la narrazione in terza persona allo stream of consciousness, inserendo stralci poetici e brani di tipo tecnico, come quello che illustra tutta una serie di reati con citazioni dal codice penale. In appendice alla storia di Ascanio e Nives sono inseriti alcuni racconti, “dal libro di Nives”: apparentemente slegati dal corpo del romanzo, sono tutti inerenti al tema dell’esoterismo e rappresentano modi diversi in cui soggetti variamente disturbati ricorrono a modalità estreme per esprimere o esorcizzare il loro disagio.





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