Ciao Lucas, grazie per la tua disponibilità.
Vorrei partire da qui, da questa tua esperienza, da questa tua frase che trovo molto realistica e significativa.
“La ragazzina voleva giocare nell’acqua ma poteva farlo solo mentre la fotografavano sulla riva. Mi sembrava una forma di cannibalismo moderno.”
1) A mio avviso la tua definizione: “cannibalismo moderno” è un’etichetta molto appropriata per inquadrare ciò che sta accadendo.
Secondo te, per quali ragioni, per quali colpe e di chi, ci ritroviamo oggi in questa situazione?
Penso che ci sia sempre più il bisogno costante di mostrare al mondo quello che siamo, o almeno l’immagine che abbiamo di noi stessi. Un’immagine che spesso è totalmente distorta o maschera carenze che non siamo disposti ad affrontare. Ciò può essere dovuto a molteplici ragioni, ma è paradossale osservare che in un mondo sempre più ultraconnesso le persone si sentono sempre più sole. Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui ci esponiamo sempre di più sui social network, per mostrare al mondo che ci siamo e che la nostra vita è meravigliosa. E allora cannibalizziamo momenti che fino a non molto tempo fa erano intimi e che, se condivisi, avvenivano con chi ci era più vicino e attraverso la conversazione. Ormai sono momenti pubblici, visibili a tutti, e il più delle volte falsificati, inventati, falsificati per dare un’immagine di benessere irreale, o costringere tua figlia a posare dieci volte per la stessa foto finché non cattura quell’immagine. che vogliamo mostrare a tutti. L’unico ricordo che resterà di quell’immagine sarà la foto stessa, poiché tutto il resto è stato puramente artificiale. E chi è responsabile di questo? Tutti. Quelli che mostrano la propria vita e quelli che la consumano, proprio come accade con le tv trash. Sembra evidente che questo è ciò che sta diventando la nostra vita, uno spettacolo televisivo spazzatura che si mantiene basato sui gusti e su un senso falso e artificiale di cosa sia l’amore per gli altri e l’accettazione di sé.
2) C’è un quadro oscuro che l’informazione dipinge sulle persone, sulla vita, sul mondo, fa il suo gioco.
Ma ci sono ancora luoghi magnifici da visitare, situazioni e persone che vale ancora la pena vivere e conoscere: l’eccesso di benessere ha forse indebolito il coraggio di molti?
È una dinamica strana. Da un lato, gli input che riceviamo dai media tendono ad andare nella stessa direzione, più negativi che positivi. Tutto peggiora, il pericolo è là fuori, dietro l’angolo, il che, ripetuto costantemente, rende la sensazione di allarme costante e sproporzionata. Ma d’altro canto cresce il benessere, a livello generale, e un messaggio molto pericoloso che vuole convincerci che siamo intoccabili, che nessuno ha il diritto di farci del male e che le nostre opinioni e convinzioni non sono importanti solo per noi ma anche per gli altri. Pensiamo che il mondo sia o debba essere come il salotto di casa nostra, un luogo sicuro a misura di noi. Questa iperprotezione dà un sentimento di rabbia altrettanto eccessivo e che la maggior parte delle volte porta alla paura e all’impotenza quando accade qualche imprevisto, problema o qualcosa di più orribile, come la perdita di una persona cara o l’attacco di una terza persona. È un misto di falso coraggio e disinformazione che ci porta a muoverci solo nei ghetti, interagendo con quelle persone che la pensano come noi e attaccando tutti gli altri perché non condividono la nostra visione del mondo. C’è infatti molto altro da conoscere, luoghi e persone che vanno oltre ciò che comprendiamo e che possono aiutarci a comprendere un mondo che cambia e, allo stesso tempo, si muove in tondo, facendo in modo che in un modo o nell’altro la Storia si ripeta con sfumature diverse. Ma oltre al coraggio, quello autentico, è necessaria una certa umiltà che ci permetta di poter contemplare e accettare il quadro completo, e non solo la parte che ci piace di più.
3) Pensi che l’arte e la cultura siano capaci di denunciare con forza queste situazioni e avere riscontri tangibili, oppure pensi che dovrebbero sforzarsi di fare di più e magari anche in altri modi?
L’arte, così come la cultura, hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nel denunciare tutte queste situazioni, ma anche nel comprenderle. Puoi conoscere il decennio degli anni Novanta, ad esempio, attraverso gli album che sono usciti, i libri che sono stati pubblicati e i film che sono stati prodotti. In tutte queste opere possiamo ritrovare pregi e difetti, paure e vizi di una società che si affacciava alla fine del secolo e del millennio, festeggiando un’ultima festa dopo anni di guerre, dittature e profondissimi cambiamenti sociali. Ma se si sa prestare attenzione, si potrà intravedere in quella festa la tristezza, la critica feroce delle generazioni precedenti, il disincanto per ciò che verrà, insomma la sensazione che tutto quello che sapevamo fosse una menzogna. Non per niente si dice spesso che gli anni Novanta siano stati gli ultimi anni di vera libertà creativa, dove la censura che regna ancora oggi è stata totalmente sterile. Ma la cultura e l’arte devono reinventarsi per trovare nuovi modi per raggiungere le persone nel modo più pulito, onesto e diretto possibile. Oggi ciò non avviene.
È curioso vedere come, in un’epoca in cui l’accesso alla cultura è così facile, la cultura che consumiamo sia così adulterata. Il sangue offende, le idee si imbiancano, i cadaveri di una guerra spaventano e il silenzio mentre si ascolta il dibattito dell’avversario è scomodo. Preferiamo mutilare il nostro lavoro se vogliamo raggiungere più persone e siamo pronti a scusarci pubblicamente quando qualcosa che abbiamo detto e discusso ha infastidito qualcuno. La cultura ha oggi un ruolo difficile, perché la conoscenza non è più vista come qualcosa di positivo e importante, ma come qualcosa di accessorio. E non perché ci specializziamo sempre di più in qualcosa, cosa che può anche succedere in alcuni casi, ma perché non abbiamo più bisogno di sapere nulla quando abbiamo tutto a portata di clic. Oggi più che mai spetta a ciascuno decidere cosa vuole fare, cosa vuole sapere e cosa vuole sapere. Non è facile a causa di tutto quanto sopra e perché la quantità di contenuti a cui possiamo accedere è enorme e può confondere chiunque. Ma c’è ancora qualcosa tra le pagine di un libro, o nel viaggio che fa la mente da quando inizia a suonare un disco fino alla fine, qualcosa di difficile da spiegare, che vale comunque la pena di provare.





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