Ho pianificato alla perfezione ogni dettaglio del mio ultimo atto di autosabotaggio: un biglietto di sola andata per Bristol, un pullman fino a Penzance e poi quattro ore di cammino fino a Land’s End. Infilo nello zaino ciò che non mi servirà più: la moleskine rossa con i fogli bianchi, il portafoglio con i documenti e l’ultimo blister di Zoloft. Mi fermo davanti allo specchio e schiaccio i brufoli superstiti che rimangono sulla fronte. Gli indici si incontrano sulla mia pelle grassa e un pallino bianco sbuca da quel cratere. Si arrossa tutto intorno, ma non m’importa: la mia faccia non la vedranno neanche più. Non l’ho detto a nessuno, non ho disdetto l’affitto del mio monolocale e non ho dato le dimissioni da scuola, ma ho preso ferie. Metto in pratica l’ultimo atto di autosabotaggio nelle mie ferie, non è meraviglioso? Mi sono dimenticata di dirvi che ho preso anche la crema solare, non si sa mai che decida di smettere di piovere e che poi mi ritrovino completamente ustionata. Ieri sono andata per la prima volta dall’estetista: “depilazione completa”, le ho detto. Mi ha chiesto se volevo rifarmi anche le unghie e le ho detto di sì, così mia madre almeno questa volta non si lamenterà perché non mi prendo mai cura di me. Sfrego le mani sulle mie cosce lisce, con il rasoio non sono mai venute così. Mi infilo le scarpe da trekking, il k-way sopra alla felpa e metto in tasca il portatabacco. Mi fermo di nuovo davanti allo specchio: il rossore sulla fronte non è andato via e mi accorgo anche delle sfumature delle mie occhiaie. Il viola più forte rimane vicino agli occhi, per poi passare al verde acqua verso le guance. Non mi metto neanche il correttore, voglio che guardino tutti le mie splendide occhiaie. Mi tolgo le scarpe da trekking, il k-way e la felpa. Resto a guardarmi le braccia bianche che esplodono dalle maniche della maglietta e il tatuaggio che mi sono fatta a diciott’anni. Mi tolgo anche i pantaloni e rimango in mutande davanti allo specchio. Sotto alla maglietta non ho il reggiseno, passo i polpastrelli sui miei capezzoli duri e poi scendo giù fino al mio sesso. Godo. Mi rimetto la maglietta, la felpa, il k-way e le scarpe da trekking. Mi infilo lo zaino in spalla: sono pronta a partire per la mia ultima grande impresa di autosabotaggio.
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