Stilassimo una griglia di pensatori e scrittori in credito col tempo, Piero Scanziani avrebbe il suo bel posticino assicurato. Bene fa da qualche anno Utopia a riproporre i suoi scritti che nella contemporaneità più spicciola meriterebbero una doverosa attenzione, sciroppo medicamentoso di gusto per niente amaro a mitigare la trasformazione di senso che è propria di quest’epoca.

Sulla biografia e l’opera complessiva dell’autore svizzero (con un legame intimo con l’Italia) vi rimando alla rete se avrete interesse a saperne di più. Non troverete messe di siti che analizzano con la lente d’ingrandimento periodi e concetti del suo pensiero, ma quanto basta per farvi un’idea di un intellettuale che avrebbe tutto per vestirsi di quell’alone di mistero da elevarsi a intellettuale di culto.

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Un passo dopo l’altro

Sotto l’occhio di bue qui è Avventura dell’uomo, pubblicato del 1957 e dal 2020 a disposizione nell’elegante veste della giovane e seria casa editrice milanese. Pagine di un lirismo in celebrazione della vita che ne sviluppa l’ascesi con un linguaggio delicato e nudo allo stesso tempo, privo di ogni polvere di manierismo.

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Dalla fase del concepimento dell’essere umano al momento delle spoglie lasciate ai cari, Scanziani cammina lungo l’intero percorso dell’esistenza con il passo che gli è più naturale, appoggiandosi ora a testi letterari e filosofici o a fatti storici e primariamente sottolineando per ogni fermata il profilo di mestiere artigianale che la nostra limitata e non richiesta avventura terrestre progressivamente sviluppa.

Speranze e disperazioni, gioie e sofferenze, pulsioni d’energia e malattie, libertà intima e aspettative sociali vengono di volta in volta estratti dal paniere che l’autore porta con sé. “Quando giunge l’ora di nascere, giunge l’ora di soffrire”, il punto di partenza non cela travestimenti. Da ora in poi, che ci si interroghi con curiosità intellettuale e di animo o che si preferisca lasciare le domande a galleggiare nel subconscio, il nostro procedere non perderà mai la compagnia lucente o l’ombra pedinante del pensiero su cosa sia questa nostra avventura materico-emozionale, perché ne restiamo aggrappati anche nei momenti più bui, quale l’approdo finale.

Canovaccio e libero arbitrio

In una prospettiva cristiana (che interviene con garbo e senza inclinazioni predicatorie) Scanziani tesse un encomio di tutte quelle donne e quegli uomini che tenacemente esprimono la propria fatica affrontando al meglio di come possono la  metamorfosi del corpo e dello spirito (“La faccia del vecchio è sua, quella del giovane imprestata”). Traccia con mano pirandelliana il passaggio alla giovinezza (“Se l’adolescenza è il momento dell’indeterminatezza ricca di ogni possibilità, la gioventù è l’ora della scelta. Il giovane deve scegliere che tipo di uomo sarà, il personaggio che diverrà e la maschera che si porrà sul volto. Queste scelte non sono libere, naturalmente”), affronta lo spauracchio dell’arrivo dei cinquant’anni (magari oggi sceglierebbe un altro compleanno), individua la centralità del dover imparare un canovaccio millenario per essere in tutto e per tutto attori sociali (“Nella grande commedia umana, maestra di recitazione è l’abitudine”), inserisce vie d’uscita e tamponi ai disagi nell’utilizzo del nostro libero arbitrio.

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Stazione “porta rossa”, si cambia

Ma è soprattutto nelle pagine che svelano la vecchiaia, quindi il momento in cui la porta rossa (per dirla alla Lucarelli) si apre per noi e in terra restano il dolore e la memoria dei nostri cari che esce prepotentemente la sensibile spiritualità di Scanziani. Un puro cristallo da toccare con cura, ma da toccare.

Il passaggio, nella sua accezione religiosa, ci è presentato come l’inizio di una nuova avventura. Materializzandoci ci prenotiamo non solo un destino, ma anche la ragione del secondo biglietto per arrivare consapevoli alla “grande madre antica”. E chi lo ha già usato non smette di mandarci un messaggio di consolazione. Che ci apparirà tanto luminoso quanto più saremo consci del privilegio del nostro vivere.

[ BlogLink : 8th of May ]

Una risposta a “Piero Scanziani e l’avventura umana. By Corrado Ori Tanzi”

  1. […] la cui voce si conserva di una straordinaria modernità. Cito Ottiero Ottieri, Massimo Bontempelli, Piero Scanziani, Camilo José Cela, assoluti giganti del contro canone. Un secondo riguarda la letteratura […]

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