“Mi ha cambiato nome una decina di volte. Ho avuto svariate crisi di identità, a un certo punto ho anche pensato di essere schizofrenica e che Pilar, Selene, DonatellaRettore, Sara, Susy, Gina, fossero le mie personalità nascoste che stavano uscendo fuori col passare del tempo. Quando sono rimasta Donatella ho capito che aveva finalmente stabilito che quello fosse il mio nome e non sarebbe più cambiato e che ero io quella normale delle due.Chi diavolo chiama una Barbie DonatellaRettore? È una bambina particolare, su questo non c’ è dubbio. Però ha una sua lealtà e una fedeltà non comune a tutti i bambini. È vero, si è dimenticata per un po’ di me quando le hanno regalato la Barbie spagnola che lei adora oltre misura. Se solo sapesse che quando siamo chiuse nella cesta la chiama Hija de puta non la terrebbe più così tanto in considerazione quella cotenna iberica. Anche la Barbie surfista mi ha dato filo da torcere, per 3 mesi mon mi ha più toccato per giocare solo con lei. Non mi sono risentita perchè è simpatica e si chiama Florinda. Ha un nome di merda, peggio del mio, e ha tentato di affogarla almeno 3 volte quando l’ ha portata al mare, credo abbia già pagato pegno. Però poi, alla fine torna sempre da me, resto la sua preferita. La partner in crime che non ti aspetti, visto il mio visino angelico e il sorriso rassicurante. Ho l’ espressione più dolce rispetto a tutte le mie colleghe. Eppure insieme ne abbiamo combinate di ogni, o meglio, lei ne ha combinate di ogni. Ricordo quando era arrabbiata con sua sorella e mi sistemò le braccia col segno dell’ ombrello sul letto. Prendere di faccia il muro quando la sorella mi tirò via non fu piacevole. Che dire di quando mi ha infilato la mano nella presa per vedere se mi si elettrizzassero i capelli? O quando mi ha messo in lavatrice per vedere se ne sarei uscita integra e pulita? Mi aveva mentito dicendomi che mi avrebbe fatto fare un giro al parco acquatico. Non era vero. In compenso, dopo avere superato la centrifuga, ho capito che non potrà mai venirmi un ictus, questo mi ha letteralmente sollevato.  Sono l’ unica che non ha messo con Ken nella macchina, chiudendoci dentro uno scatolone che doveva fungere da galleria dove pomiciare. A nulla sono valse le mie grida disperate per convincerla a chiudermi almeno una volta lì dentro con quell’ inutile manzone ipodotato. Detesto passare da zitellona con quelle quattro galline delle mie colleghe. In compenso mi ha organizzato un appuntamento al buio col cavatappi d’ argento del nonno. Che pena dovergli dire che non era il mio tipo. Oggi, penso però, che abbia fatto la cosa peggiore da quando la conosco. È il 1983. È  fine giugno e a Roma fa un gran caldo. Io in realtà sto benissimo ma lei ha caldo. Pensando di farmi cosa gradita mi ha chiuso 2 ore in freezer accanto ai piselli e ai bastoncini findus, mi aveva come al solito mentito dicendomi che mi avrebbe portato a Curmayeur. È stato orribile, non tanto per la temperatura ma per il senso di claustrofobia, lo sportello chiuso ermeticamente, il buio pesto, le fettine di manzo chiuse lì dal lontano 1978. Una cosa terribile. Per fortuna sua madre mi ha fatto uscire e le ha fatto pure una bella ramanzina. Adesso sta preparando l’ acqua bollente perché si sente in colpa e ha detto che vuole farmi fare un bagno caldo. Se fossi più intelligente dovrei essere arrabbiata con lei, potrei pensare che dal momento che sono sacrificabile per lei non sono poi così importante, ma io sono Barbie e niente cancellerà il mio sorriso, il mio buon umore. Così, vedo nel suo sadismo perpetrato a mio danno, una forma insolita di amore tanto che per ricambiarlo le ho messo del sonnifero nel latte stamattina.
Oh guarda! Si sta accasciando! Povero tesoro. Il bagno con l’ acqua a 680 gradi dovremo rimandarlo, peccato!Quando si sveglierà dovrò dirle che ho trovato un nuovo nome che mi si addice sicuramente di più.
Chissà se Barbieturica le piacerà…”

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