Djuna Barnes (nata il 12 giugno 1892-1982) è stata una scrittrice, poetessa, illustratrice e drammaturga modernista americana. La poesia “To A Cabaret Dancer” appartiene al suo volume illustrato di poesie, “The Book of Repulsive Women”, pubblicato nel 1915.

“To a Cabaret Dancer” descrive una donna attratta dalla carriera di ballerina, attratta dal glamour del palcoscenico. Questo le ha cambiato la vita ed è diventata una cosa, degradata allo status di mero oggetto: “Mille luci l’avevano colpita/In questa cosa”

All’inizio “guardava tra le luci e il vino”, forse pensando che avesse a disposizione qualcosa di meno distruttivo. Ha messo molta passione nella sua esibizione, ma ha sopportato alcune difficoltà e il suo corpo è stato sfruttato. Con il passare del tempo, a causa della derisione della folla, della sua continua sessualizzazione e della mancanza di prospettive, è diventata demoralizzata e cinica, meno attraente per il pubblico e, di conseguenza, meno apprezzata. Tuttavia rimane ribelle, scegliendo di mantenere una difficile indipendenza piuttosto che dipendere da un’altra persona (una critica alle limitate opzioni a disposizione delle donne in quel momento).

Il poeta rifiuta di coinvolgere la ballerina nella propria rovina. e mostra simpatia suggerendo che la responsabilità per il danno arrecatole è esterna. L’uso del “noi” (che potrebbe essere il poeta, il lettore, la società) ci rende complici della miserabile vita del ballerino. Le righe finali, che suggeriscono che la donna continuerà a esistere nel suo nuovo stato ridotto finché il suo pubblico e i clienti avranno bisogno di lei, mostrano una forma di resilienza o addirittura di ribellione.

A una ballerina di cabaret

Mille luci l’avevano colpita
rendendola questa cosa;
la vita l’aveva presa e le aveva dato
un posto in cui cantare.

Arrivò con una risata ampia e calma;
e splendida grazia;
e scrutò tra le luci e il vino
in cerca di un viso gentile.

E trovò la vita piena di passione
tra bocche e vino.
Poi mise di cercare e con l’esperienza
divenne meno bella.

Eppure qualcosa di sorprendente
era mantenuto nel disordine: –
sparì mentre tentava di aggrapparsi
al collo di lui-

Non sapevamo suonare un bell’accordo
avendo perduto le tonalità
eppure lei lo accennava mentre ci cantava
tra le ginocchia.

La vedemmo arrivare piena di fuoco
e con piedi allenati
mentre inciampava tra gli ubriachi vogliosi
eppure sempre dolce.

Osservammo il rosso abbandonarle le guance
la fiamma sparire negli occhi;
perché quando una donna è costretta a vivere con furia
quella donna muore.

Le beffe che rallegravano le nostre ore notturne
rendendole gaie
sporcarono quell’anima dolce e ingenua
distruggendola.

Infrante le barriere e il cuore – polvere
sotto i suoi piedi.
L’hai sorpassata quaranta volte e l’hai derisa
per strada.

Mille frecciate l’avevano condotta
a questo alla fine;
fino a quando il rosso distrutto delle sue labbra
divenne confuso ed esteso.

Finché la sua anima che non canta più tollererà
che il tempo viene a uccidere;
tu pagherai il suo prezzo e ti chiederai perché
hai ancora bisogno di lei.
(L.Z.)

Image : Djuna Barnes Graphic Illustration – Ballet Pictures (www.bursahaga.com/)

Una risposta a ““To a Cabaret Dancer” by Luisa Zambrotta”

  1. Grazie di cuore, carissimi Juan e Simon, per la gentile condivisione 🙏💞🙏

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