Ti scrissi della mia seconda vita
nell’oziosa e sincera semplicità
della domenica mattina
quando tutto è facile e avvenire.
Il buio era finito
la coperta nuda e nessuna domanda alle stelle sorde.
Levai la polvere dai castelli in aria.
Il tempo della morte era mutato in pioggia.
La conchiglia in tasca e un fiore tra i capelli
per il bersaglio del cecchino.
Hai respirato per un istante al mio posto
gli occhi chiusi in un angolo di mondo
di mare o alba
di prati come pascoli di pensieri
di muggire sommesso come una preghiera.
La cerniera dell’orizzonte si chiudeva sulla sera
e l’ultima pagina del libro
lasciava le altalene vuote
a dondolarsi al vento.
Eravamo vicine alla bellezza
la bambina che portava il mio nome
e quell’altra che non sapeva parlare.
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