Il segreto di Solveig è sostanzialmente la storia di un amore improbabile, l’incontro tra due fragilità che trovano l’una nell’altra, in qualche modo, una ragione di vita. Standor è un quarantenne solitario, che vive un’esistenza a dir poco minimale, del tutto privo di una vita sociale e affettiva. La sua unica passione sono le vecchie macchine fotografiche analogiche, che compra e rivende, facendone la sua attività. Un giorno tra gli scaffali del supermercato Monoprix, a Parigi, incontra una bella e misteriosa donna con la quale scambia qualche parola e da cui riceve un mezzo appuntamento. Basta questo a farlo innamorare perdutamente di una ragazza della quale non conosce neanche il nome. Tra appuntamenti mancati, brevi momenti di felicità seguiti da lunghe, inspiegabili assenze, un’intera vita si dipana. Quella di Standor, ovviamente, perché della vita di Solveig durante le sue prolungate latitanze non sappiamo nulla. Ogni volta che scompare, Standor intraprende estenuanti ricerche, complici le macchine fotografiche e i loro rullini rivelatori; ogni volta che scompare, Solveig lascia qualcosa dietro di sé: un cagnolino, una neonata. Bastano questi pochi elementi a riempire una vita? Evidentemente sì.
Il segreto di Solveig è un romanzo che si trasforma mentre lo leggiamo: leggero e divertente all’inizio, con un’atmosfera tutta parigina e certi piccoli particolari che ricordano Il fantastico mondo di Amélie; vero e proprio noir nella parte centrale, con tanto di mistero, indagini, viaggi, esame delle prove e dei testimoni; per diventare, nell’ultima parte, un’intima riflessione sull’amore e sulle sue caratteristiche più profonde.
«Standor e Solveig erano in effetti due fratture, due spiriti crepati che si erano incontrati davanti agli scaffali di un Monoprix qualche anno prima, e le cui lacerazioni si attraevano come particelle subatomiche libere di polarità opposte.»
I libri di Mompracem, nata da una costola della senese Betti, è una piccola casa editrice che porta avanti un interessante progetto culturale, tra narrativa e saggistica, alla quale, e a Giovanni Agnoloni che l’ha tradotto, dobbiamo la possibilità di conoscere questo singolare romanzo, che ci fa sorridere, ci tiene col fiato sospeso e ci fa riflettere sulla potenza dell’amore.





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