Tutti gli anni, verso la metà di gennaio, pubblico un resoconto delle mie letture dell’anno appena finito. Stavolta ho deciso di portarmi avanti col lavoro e di parlare dei libri che ho letto nei primi sei mesi del 2024. Sono ben 80, una cifra record anche per me, e non ho spiegazioni per questo incremento nella mia già intensa attività di lettrice, se non che quest’anno ho forse avuto più tempo da dedicare al mio passatempo preferito e inoltre ho affrontato, rispetto alle mie abitudini, un maggior numero di libri brevi, tra le 100 e le 130 pagine, che leggo in un giorno o due. Non che mi manchino malloppi particolarmente corposi, ad esempio C’era una volta in Italia, di Enrico Deaglio, che conta ben 608 pagine. C’era una volta in Italia parla degli anni ’60 del Novecento, gli anni della mia infanzia, e ne parla come sa fare Deaglio, cioè mescolando avvenimenti storici rilevanti, questioni politiche, fatti di cronaca, film, canzoni, personaggi: insomma fa rivivere quegli anni sotto i nostri occhi, per chi come me c’era e ricorda molte cose, e per chi non c’era, e così quelle cose le può conoscere senza mai annoiarsi, perché Deaglio ha il talento del narratore.
Alcuni dei libri che ho letto in questi sei mesi li ho recensiti e magari i lettori del blog qualcuna di quelle recensioni l’avranno letta: sono dodici, e non voglio tediare il lettore nominandoli tutti. Li troverà, con un po’ di pazienza, negli archivi di Masticadores. Dirò quindi qualcosa degli altri. Ho letto molti saggi, in questa prima metà dell’anno: saggi storici, poiché la storia è la mia passione, e saggi su questioni di attualità, in particolare su: guerra di Ucraina, guerra di Gaza, migranti. Sono argomenti su cui ho bisogno di farmi delle idee chiare e di accrescere le mie conoscenze. Riguardo alla storia, un bellissimo libro che ho letto e al quale ho anche accennato brevemente in un’altra circostanza, è Generazione Settanta, di Miguel Gotor, che parla dell’Italia negli anni ’70 del Novecento. Diversamente dal libro di Deaglio sugli anni ’60, molto documentato e pieno di informazioni, aneddoti, curiosità, questo è più prettamente un libro di storia, quindi ancora più documentato, meno divulgativo, meno ricco di curiosità e più impegnativo alla lettura. Tuttavia anche qui sono citati film e canzoni dell’epoca, che in qualche modo offrono una chiave di lettura a diversi fenomeni. Molto interessante anche Guerre di confine, dello storico inglese Klaus Dodds, che illustra tutti i possibili (in parte già in atto) conflitti relativi a questioni di confini, che siano terrestri o marittimi, materiali o virtuali, nelle profondità oceaniche o negli spazi siderali.
Per quanto riguarda le questioni che mi stanno tanto a cuore, e che mi sforzo di conoscere e capire al meglio delle mie possibilità, ovvero le guerre attuali e le migrazioni dei popoli, voglio ricordare fra i tanti titoli Crocevia Mediterraneo, opera collettiva dell’Equipaggio della Tanimar; La scuola va alla guerra, di Antonio Mazzeo; Chiusi dentro, del collettivo RiVolti ai Balcani, su cui parlerò più diffusamente in un post dedicato; Gaza, la scorta mediatica di Raffaele Oriani, il giornalista di Repubblica che diede le dimissioni indignato per il modo in cui il suo giornale affrontava l’argomento; Gaza davanti alla storia di Enzo Traverso.
Passando alla narrativa, ho fatto molte belle letture in questi sei mesi: oltre ai libri che ho già recensito, voglio segnalare Rosa Spinacorta, di Mario Ferraguti, che narra la storia di una bambina cui viene affidato il compito di vestire la statua della madonna per le varie sfilate e processioni, e che con essa instaura un rapporto specialissimo; Adelaida, di Adrian Bravi, biografia dell’artista italoargentina Adelaide Gigli; Baumgartner, di Paul Auster, Locus desperatus, dell’incredibile Michele Mari, Lucy davanti al mare, di Elizabeth Strout (è la prima donna che nomino, mannaggia!), Abbacinante, l’ala sinistra, di Mircea Cartarescu. A proposito di questo libro voglio dire che si tratta della prima parte di una trilogia (all’ala sinistra seguono il corpo e l’ala destra e in copertina è raffigurata una farfalla). Cartarescu è un grande scrittore rumeno che io avevo tentato di affrontare, anni fa, partendo però dal libro sbagliato, ovvero dal corpo, che avevo trovato di gran lunga superiore alle mie forze e avevo abbandonato. Complice la sua venuta a Pistoia in occasione del Premio Ceppo, ho voluto riprovarci e questa volta sono partita col piede giusto. Certamente non si tratta di un’opera facile. Parla di Bucarest, di un ragazzo, della madre del ragazzo, di una farfalla. Più di così non riesco a dire perché non è un libro che abbia una vera e propria trama. È visionario, onirico, affabulatorio… impegnativo, ma ne vale la pena. Prima o poi affronterò le altre due parti e completerò la farfalla.
Confesso di avere nutrito dei pregiudizi nei confronti di Maria Grazia Calandrone. Per via del carattere dichiaratamente autobiografico e sommamente drammatico dei suoi libri più famosi, Splendi come vita e Dove non mi hai portata: ecco, avevo pensato, la solita scrittrice che riversa sui lettori il fiume in piena della sua sofferenza personale e della rielaborazione della stessa, che va tanto di moda da un po’ di tempo in qua. Poi mi è capitato di trovare esposto negli scaffali della biblioteca Dove non mi hai portata e per curiosità l’ho preso. E con grande sorpresa mi sono trovata davanti a una vera e propria inchiesta, che Calandrone svolge sulla propria madre biologica, che, come è noto, l’ha abbandonata in un giardino di Roma all’età di otto mesi per poi suicidarsi nel Tevere con l’amante. Per saperne di più, l’autrice ha indagato, ha intervistato persone, letto documenti, ha ricostruito per filo e per segno la vita della madre Lucia, vittima di una società arretrata e patriarcale, del marito di lei, Luigi, un uomo violento e incapace di amore, dell’amante di Lucia e suo padre naturale, Giuseppe, inquadrandoli nell’epoca in cui si sono svolti i fatti, cioè dagli anni ’30 del Novecento, quando Lucia è nata, fino al 1965, anno della sua morte. Ne viene fuori un libro drammatico, sì, e toccante, ma assolutamente non patetico, avvincente, accurato, con uno stile che varia dal resoconto rigoroso all’effusione lirica del sentimento, ricercato ma ampiamente leggibile, senza una sbavatura, senza ombra di patetismo.
A questo elenco poco esaustivo aggiungo random: Grammamanti, di Vera Gheno, molto interessante, Vera non è solo quella dello schwa ed è anche molto simpatica (incontrata alla presentazione del libro); Stai zitta, di Michela Murgia: quanto ha ragione!; Una felicità nuova, su Giovanni Pascoli, del poeta, fine intellettuale e mio ex collega Giuseppe Grattacaso.
Non potrei concludere senza citare i libri che mi hanno delusa. Comincio con Giotto Coraggio, del carissimo Paolo Casadio, uno scrittore davvero bravo e un uomo delizioso, simpatico e arguto, che ha scritto cose molto belle ma che con questo romanzo, secondo me, ha toppato: prolisso, a tratti noioso e soprattutto viziato da un eccesso di bontà e zuccherosità (perdonami Paolo!). C’è poi Errore 404 di Sacha Naspini: anche Naspini è un autore molto bravo che ha scritto alcune cose bellissime, altre meh. Questo è meh. Due soli finalisti per lo Strega tra i libri che ho letto, e nessuno dei due mi ha riempito l’occhio: né Romanzo senza umani, di Paolo Di Paolo, che poteva essere bellissimo se non fosse didascalico e saputello in modo esagerato, né Invernale, di Dario Voltolini, dal quale ero stata messa in guardia da una stroncatura di Alfio Squillaci, l’ho letto lo stesso, e aveva ragione Alfio.
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Nota: l’immagine è una scelta dell’editore (j Re Crivello) che coincide con Marisa Salabelle e anche… gode di un buon caffè. Saluti





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