L’altro giorno ero molto triste. Triste di una tristezza che manco a Trieste è così: cupa e ventosa. E a dirla tutta, non si è trattato di un giorno isolato. La tristezza è ormai diventata una costante di vita, uno stato di coscienza permanente. Proprio come Trieste.

Non posso negarlo: questo è uno dei momenti più difficili della mia vita. Va avanti da un po’ e non riesco a uscirne. Se dovessi descrivere le mie giornate, direi che mi sembra di vivere sovrappensiero – tipo Saba, Umberto. In qualche modo, questo buco nero che mi opprime il cuore si è saldato alle fondamenta della mia esistenza e tutta la vita cosciente vi sta come appollaiata: sul trespolo – a differenza, qui, di Saba, che non amava stare sui trespoli come sui piedistalli. Stare con gli altri mi permette però di distrarmi: dimenticarmene. Ma è impossibile dimenticarsene. Infatti, sono spesso distratto, commetto errori, malgrado sia con gli altri. Dimentico di volta in volta chiavi, telefono, portafogli nelle macchine altrui: forse proprio per causa loro, perché mi distraggono e me ne dimentico. Ogni tanto mi sorprendo a tenermi il volto tra le mani, mentre il mio interlocutore mi parla dei suoi cani o dello sterminio dei nativi americani per il vaiolo. Soprattutto, quando cedo alla fatica ed estraniandomi osservo gli altri ridere e fare battute, mi rendo conto di quanto siano spensierati, e io appensierato, se così posso esprimermi – e sono certo che Umberto apprezzerebbe. Rientro a casa stanco morto, stanco a morte per la fatica di reprimere il buco nero della mia esistenza.

Credo sia depressione. Purtroppo, non siamo ancora riusciti a capirlo, io e la psicologa che mi segue. Le ho già dato 770 euro, ma si sa che certe cose richiedono tempo. Sono soprattutto gli psicologi a dirlo, ma anche gli psichiatri. E ci si può credere, perché da che mondo è mondo, è gente onesta. Tra l’altro, e questa cosa è curiosa, è proprio a Trieste che la psicanalisi è stata importata in Italia. Comunque, mi chiedo quanto debba darle. Soprattutto: se le dessi 7700 euro in una volta sola, potremmo guadagnare un po’ di tempo? Certo, ma mi direbbe di no per pudore, contro i suoi interessi. Ma mi sto distraendo: i lapsus…  

L’altro giorno ero molto triste. Quindi ascoltavo la radio. Questa è una conseguenza, non una causa: sia detto. Quando si è tristi è molto più facile volere solo ascoltare qualcuno, piuttosto che vederlo. Si sa: lo sanno bene Trieste e i triestini. In radio ho ascoltato questa notizia curiosa. Nel mondo, c’è gente che si incontra per osservare i treni che passano. Lì per lì pensavo che non stessi ascoltando la radio, ma vivendo in un Truman Show, solo ambientato a Trieste. Ho avuto per un solo istante la certezza che fosse tutta una messinscena: un tentativo spregiudicato, da parte degli sceneggiatori, di piazzarmi davanti una sorta di apertura nei due universi paralleli della mia esistenza da Truman: la mia realtà e la loro realtà. Una sorta di test raffinato per vedere se un Truman come me fosse pronto a bersi qualunque cosa, magari uno spritzino, oppure avesse la sensibilità di percepire la maglia che non tiene o l’anello che non regge; avesse l’ardire di leggere il bigliettino dato in mano di nascosto, davanti a tutti, senza che lo si debba leggere, o interpretare il bisbiglio infinito e indecifrabile della natura. Mi sono voltato, più e più volte, cercando il lapsus, la falla, l’errore della matrice. Ma il conduttore continuava per nulla turbato: come nulla fosse. Un po’ diffidente, sono rimasto all’ascolto.

Negli Stati Uniti, e non certo a Trieste, alcuni gruppi di persone amano guardare i treni in transito nelle stazioni. Sia fisicamente che online. Per esempio, alle quattro del pomeriggio di un martedì qualunque, centinaia di persone sono in attesa del grande momento: il passaggio di un treno nella stazione di La Plata, Missouri. La Plata, Missouri. E non è una puntualizzazione: solo mi è piaciuto ripeterlo – non c’è infatti nulla da ridere in La Plata, Missouri! Cosa c’è da ridere in La Plata, Missouri? Niente, non c’è proprio niente da ridere. La Plata, Missouri. O forse sì… non lo so, sono depresso.

Solo qualcuno è realmente in stazione – e mi viene un brivido pensando all’eccitazione di quelle persone. Per la maggior parte sono davanti a un Pc o a uno smartphone, connessi alle telecamere che adocchiano i binari. A quanto pare, queste persone non se ne stanno inerti. Soprattutto, immagino, i presenti, che sull’onda dello stupore dimenticheranno della facoltà di parlare: ma i gruppi connessi, sfruttando la placida freddezza della mediazione, commentano. È proprio veloce! – dice uno. Guarda come fila! – dice un altro – sta andando a 65 miglia all’ora! E qualcuno, più accorato, si limita a esibire una o più emoji della fiamma. E non sono commenti fatui: né iperbolici. Perché d’un tratto, il treno sparisce dall’inquadratura. L’immagine torna a stabilizzarsi, a fissarsi nella fissità di un’esistenza senza treni. E solo resta nell’aria il brivido di quell’esperienza, che si riverbera sul lieve ondeggiare della ramaglia sullo sfondo. Così come è arrivato, se ne va – non riesce a frenarsi un utente: proprio come il treno. Così deve aver detto Paolo sulla via di Damasco: non c’è dubbio. Così deve aver detto anche qualcuno a… vabè, lo sapete.

Già dimentico del Truman show, anzi, completamente affascinato da questo racconto, ho pensato ai fratelli Lumière. Al cinema. Non è, il treno, uno dei primi assoluti protagonisti della storia del cinema? E perché nessuno gli ha mai dato riconoscimenti? Insomma, ricordiamo tutti cos’è successo per l’Oscar a Di Caprio? Quanti hashtag sono stati spesi? E non lo dico con fare moralista, perché io ero tra quelli, pur non avendo speso neanche un hashtag. E lo dico soprattutto per la credibilità dell’Academy, perché se avessero continuato in quel modo non solo avrebbero potuto farsi rei di un’ingiustizia che non si vedeva dai tempi del codice di Hammurabi – ricordiamo tutti la storia occhio per occhio, dente per dente, o il fatto che se una donna veniva beccata a commettere adulterio il marito poteva legarla a una pietra e gettarla nel fiume? –; ma soprattutto, accorgendosi troppo tardi dell’errore, sarebbero stati costretti a rimediare in modo un po’ goffo e con il rischio di perdere credibilità. Cosa che tra l’altro è accaduta, perché è vero che Di Caprio merita un Oscar per ogni sua interpretazione, ma sinceramente l’avrei visto più volentieri con la statuetta in mano per altre interpretazioni piuttosto che per quella di Revenants. E così facendo, tra l’altro, si crea un precedente pericoloso, perché a noi Di Caprio stava simpatico proprio perché era da Oscar e nessuno glielo dava. Ora che abbiamo sdoganato l’Oscar a Di Caprio, potremmo vederlo vincerne a frotte: tanti che sarebbe lui stesso, sempre così modesto, il primo a stufarsi. E comincerebbe a mandare qualcuno al suo posto, a recuperarli: magari commissionandogli qualche accorato discorso di protesta contro l’eccidio dei furetti in Afghanistan. Ma sto divagando.

Simenon, a quanto pare, ha scritto un libro: L’uomo che guardava passare i treni. Secondo voi a caso? A caso sarà il fatto che Simenon è francese, mentre ci saremmo attesi una sua origine statunitense, per questa sensibilità trenina; epperò un grande scrittore non si riconosce da questi dettagli? Simenon aveva capito tutto. Girano voci che anche lui, tra una pagina e l’altra, si sintonizzi su qualche stazione video a vedere treni. Non oggi, perché è morto. Un tempo: altri tempi, come quelli dei treni. Perché gli scrittori fanno così: studiano il personaggio fino a confondersi con lui. Proprio come aveva insegnato Stanislavskij, grande scrittore.

A quanto pare, questa cosa dei treni ha avuto un notevole sviluppo durante la pandemia – e questo ci dice della potenza visionaria dei fratelli Lumière, che oltre a fregiarsi del titolo di pionieri possono ora, era ora, fregiarsi dell’appellativo di visionari lungimiranti. Le dirette del passaggio dei treni sono ora diventate più popolari – mentre, se ricordate, ai tempi dei Lumière la gente al passaggio dei treni fuggiva via inorridita e terrorizzata. Ne ho parlato con la mia psicologa: è convinta che questo fenomeno sia perfettamente comprensibile. In un mondo, quello della pandemia, sprofondato nel caos, il puntuale passaggio dei treni, puntuali nel passare all’orario stabilito, ha restituito ordine e fiducia nel futuro. Ce ne sarebbe per riabilitare completamente la figura del duce, le ho detto scherzando. Ma lei su certe cose non scherza: si è limitata a sottolineare che il duce è stato non meno visionario e lungimirante dei fratelli Lumière, sebbene non si possa dire che condividesse con l’oro la stessa potenza visionaria – e da lì il suo famoso motto: Me ne frego! A quel punto mi ha fatto notare che quell’informazione, sebbene fosse ovvia e perfettamente comprensibile, avrebbe comportato un sovrapprezzo sul conto finale di 20 €. Onesto, le ho detto. Quel che è giusto è giusto. Avrei voluto farle notare del suo lapsus: confondere loro con l’oro. Ma mi sembrava indelicato: non sono mai stato uno che si approfitta delle debolezze altrui. Non ho mai sparato alla Croce rossa, sebbene vi sia passato armato davanti non so quante volte. Io, infatti, di certe cose, me ne fregio: e lo dico con umiltà, ma con buona pace di Petrolini, altro grande amante dei treni, ça va sans dire. Anzi, è ben noto che Petrolini aveva sempre, sul comodino, un libro con tutti gli orari dei treni. Si dice che lo stesse sfogliando come fosse la Bibbia poco prima che venne a trovarlo la morte. E non gliel’ho fatto notare, en tout cas, anche perché parlando non si può essere certi se intendesse dire l’oro o loro.

Quindi, durante gli anni del covid, i treni hanno contribuito in maniera determinante a salvaguardare la salute mentale di buona parte della popolazione mondiale. Certo, c’è stata qualche giornata disastrosa – chi non ne ha? Per esempio, se non sbaglio un giovedì qualunque, un’interruzione della linea ferroviaria Newark-Paterson avrebbe provocato il più grande suicidio di massa della storia: roba da far impallidire il massacro di Jonestown. Solo che è accaduto in New Jersey e a nessuno importa nulla del New Jersey. E non sarò certo io a rimestare queste acque torbide. In quel marasma, qualcuno ha fatto carriera, è inevitabile. Sappiamo bene che la crisi è un momento di passaggio – seppur non bello quanto quello dei treni: è ben noto a tutti che dopo la grande ondata di Peste del Trecento i manovali si facessero pagare fior fior fior di quattrini perché la manodopera scarseggiava. Anzi, è lì che è iniziata la pratica della mezzadria, che ha dato vita all’Umanesimo prima e al Rinascimento poi, com’è noto.

Nel nostro caso, a fare carriera è stato un certo Robert Scott, appassionato di treni. È riuscito a conquistarsi il delicato ruolo di mediatore delle chat dei gruppi di appassionati di treni come Robert Scott, oggi mediatore e un tempo fiero redneck e sostenitore di Trump. E potremmo restituire ai treni anche questo merito, se fosse un merito. In un’intervista, infatti, Scott ha dichiarato che ci sono persone che sono sintonizzate addirittura 24 ore al giorno sulle telecamere che stazionano nelle stazioni. Al che il giornalista, in maniera un po’ ardita, gli ha chiesto se questa non si potesse considerare una forma di interesse patologico – e avrebbe anche voluto esprimere un po’ di sconcerto per il bisticcio verbale, ma si sa che non c’è mai tempo di fare tutto, in un’intervista, così come nella vita. Scott, che non ha perso la tempra di un tempo, ha stretto i pugni, si è voltato, ha aperto una valigetta, ha tirato fuori un copricapo con corna da giumento del Texas e ha stramazzato a terra l’intervistatore con una mazza di ferro, gridandogli Stay away from my fucking stations, you prick! Se avessi avuto altri 20 euro da investire, avrei girato la domanda alla mia psicologa. Purtroppo, l’informazione costa e io ho da curare la mia depressione. Quindi, non sapremo mai se questa sia o meno una patologia – ma sentitevi liberi di lasciare un contributo di 20 euro sul blog: li reinvestirò volentieri a beneficio della collettività. Ma sto divagando.

Queste opportunità di investimento aperte dalla pandemia non hanno lasciato, a quanto pare, interdetti quelli della Silicon Valley, che com’è noto sono sempre pronti ad affittare un appartamento di San Francisco solo per ostentare il loro potere – tanto che, com’è noto, San Francisco è ridotta ormai a città fantasma. E non aprirò qui altre parentesi circa le accuse, ormai evidentemente false, piovute sul capo di Hitchcock per aver ambientato proprio a San Francisco il suo film in cui gli uccelli piombano sul capo dei poveri abitanti. Roba che avrebbe svuotato San Francisco, dove è nota la passione per gli uccelli. Ma dicevo: quelli della Silicon Valley hanno trovato opportunità di guadagni e hanno iniziato a potenziare la rete di telecamere nelle stazioni degli Stati Uniti e aperto una serie di siti che potessero garantire agli utenti la possibilità di chattare e interagire in diretta. Indovinate a chi ha fatto gola tutta questa situazione? A Mark Zuckerberg, naturalmente. I giovani startupper che hanno avuto quell’idea creando quei siti nei soliti magazzini sgarrupati di vere città fantasma – altro che San Francisco – ora dispongono di un certo conto in banca e vivono la loro vita di sollazzi a Miami o Los Angeles. Ma credete che possano permettersi un appartamento a San Francisco? Neanche a parlarne, perché si sa che questi colossi del web non lasciano adito a fraintendimenti. L’oro e le loro lobby. Avrete notato che anche in Europa, in Italia!, le telecamere nelle stazioni stanno aumentando a dismisura. È sempre così: fanno profitti in nome della sicurezza. E ci sarebbe da divagare, ma non voglio.

La radio continua e dice che il 60% delle persone che si sintonizzano su queste piattaforme social, quelle degli uomini che guardano passare i treni, per citare un noto scrittore, Simenon, hanno più di 35 anni. Ciò significa che i democratici hanno in mano una carta vincente: un 40% da sbandierare alle prossime elezioni parlando di Hikikomori. Voi capite perché i Democratici regnano incontrastati da decenni, in California. Ma potete pure guardare negli occhi il volto demoniaco di una certa America. E capire perché Scott reagisca in maniera così netta – violenta, secondo i democratici, sempre loro. Del resto, i democratici non sono meno smart dei loro amici Zuckerberg, Musk e altri. Anzi, si potrebbe dire che sono sempre loro. Perché è stato registrato che nelle cittadine a governo democratico, che come atomi se ne stanno isolate nel cuore dell’America, è aumentato il flusso di turisti che si precipitano, in treno, a guardare i treni che in quelle stanzioncine passano. Chiaramente, un turismo da B&B che non ha fatto che smantellare interi tessuti produttivi di queste zone, creando un popolo di parvenu che però alle elezioni fa sempre comodo. Tanto che in questi paesini uno se cerca un ciabattino o un falegname deve attaccarsi al tram – offesa inaudita, ormai, da quelle parti – perché ci puoi contare che è diventato possessore di B&B oppure è andato a cercare fortuna in California – eddove sennò? E capite che amarezza quando hanno scoperto il costo di un appartamento a San Francisco: cornuti e mazziati. E quei sindaci democratici di certo passano ormai per grandi statisti e sono già pronti a recarsi a Washington in qualità di senatori.

Trump è stato il solo, diciamolo pure, a cercare di invertire questa rotta riportando i Robert Scott a sé stessi. Tuttavia, Trump non ha fatto i conti con il fascino magnetico dei treni. Perché naturalmente Trump è un ignorante e se gli dici Fratelli lumière lui probabilmente ti risponde up in your ass! È così che i democratici hanno preso il potere in America: con la forza della loro intelligenza tecnica. Mi è capitato di vedere uno dei video promozionali di queste cittadine degli Stati Uniti: filmati prodotti a spese dei contribuenti, naturalmente, dopo che qualche commissione ad hoc è stata messa su appositamente, come fosse ad hoc, per far confluire quel denaro pubblico in società fittizie di scatole cinesi con conti alle Cayman per produzioni di film brevi. Quelli sanno quel che fanno: e cosa hanno fatto, secondo voi? Hanno fatto leva sul fascino del paesaggio americano attraversato dalla ferrovia. Vedete che significa conoscere i fratelli Lumière e rubare, senza che lo spettatore se ne avveda, a maestri come Sergio Leone, il regista di Once upon a time in the West? Leone, altro grande allievo di Stanislavsij. Comunque, tutta questa storia è stata utile ai treni, perché com’è noto, per via della pandemia, com’è normale che sia, il settore ferroviario è stato in grande crisi. Ma i treni sanno come riprendersi la loro vita, difendendosi anche nei momenti di crisi grazie alla loro raffinata creatività, coltivata percorrendo migliaia e migliaia di chilometri su binari fissi. Si sono messi in mostra. Hanno capito perfettamente il mondo in cui viviamo, dominato dalle immagini, e si sono fatti influencer. Tuttavia, contando su una corporazione che ha sempre agito in maniera compatta e intelligente, senza protagonismi, sono stati capaci di redistribuire questa ricchezza in tutta la loro rete. Le stazioni ferroviarie di New York, Los Angeles o Phoenix non hanno approfittato della loro grandezza per mangiarsi le stazioni più piccole. Anzi, hanno permesso loro di crescere. Ciò che sempre i democratici dicono di fare, mentre poi, alle spalle, lasciano che le l’oro lobby facciano il brutto e il cattivo tempo.

Andate a vedere cos’è successo ad Ashland, Virginia. Dico Ashland, Virginia. Una terra di ceneri, ora rivitalizzata dalla grande abilità dei treni a interpretare i tempi e farsi influencer: ché si sa che sotto le ceneri bolle sempre qualcosa: una locomotiva, per esempio. Ma il merito, stando alle dichiarazioni rilasciate alla stampa, chi se l’è preso? Katy Abbott, consigliere comunale. Che con un sorriso a dir poco ammaliante, sbandiera le cifre: 500.000 utenti connessi. Gente che è venuta dal Regno Unito e dalla Germania per vedere i treni e salutare, tramite le telecamere, gli amici connessi da tutto il globo per assistere al passaggio dei treni. Ma non voglio farmi il sangue amaro.

Si dice ancora, in radio, che a quanto pare c’è gente che organizza le vacanze in base alla posizione delle telecamere, cercando di fare più soste possibili nelle stazioni che trasmettono in diretta. Ma è qui che torna la Abbott, che avrebbe organizzato addirittura un Train day registrando 20.000 presenze. E siccome non voglio farmi il sangue amaro, penso allora a Fort Madison, cittadina fluviale dell’Iowa: 10.000 abitanti. Dico: Fort Madison, Iowa. Ogni mese percorsa virtualmente da 1.000.000, dico 1.000.000 di persone, che fanno 2.000.000 di occhi, attratte dalla sua piccolissima stazione ferroviaria, una vera perla. Date un’occhiata e ditemi se non pensate alla magnificenza del Cremlino o allo splendore della stazione metropolitana di Toledo a Napoli. Ve lo dico io: non ci penserete. Non ci pensereste mai! Ed è questo il grande merito dei treni.  

E allora cosa c’è di sbagliato in me? Non posso fare a meno di chiedermelo. Se penso a quanto io sia triste in questa mia vita, questa mia esistenza, cosa c’è che non va in me? Perché a me i treni non dicono nulla? Perché io se sto sintonizzato anche pochi minuti su una di queste stazioni che trasmettono stazioni e treni, io mi annoio? Ma soprattutto: ma perché proprio una psicologa? A questa domanda rispondo sempre allo stesso modo: i Sopranos, naturalmente. E sapete cos’ho scoperto? Che James Gandolfini era un amante dei treni, sebbene non ricordi di aver visto un solo treno in tutte le puntate dei Sopranos. Magra consolazione. Gandolfini, altro allievo di Stanislavkij… La verità è che questo è un mondo regolato dagli orologi. E io, semplicemente, sono Fuori Orario. Così dice la mia psicologa. La quale, mi ricorda, la settimana prossima andrà in vacanza e non potremo vederci. Mi ha chiesto dove andassi: io le ho detto che non andrò in vacanza. E avrei anche potuto chiederle perché, secondo lei, io avrei dovuto andare in vacanza proprio nella settimana in cui in vacanza ci va lei. Ma ho lasciato stare: perché sono depresso. E anche un po’ povero – ho detto. Al che, lei mi ha detto che andrà in Costa Azzurra. Sapete come? In macchina. In macchina… allora, volevo dirle, non hai capito un cazzo? Io ti prenderei e ti metterei su un treno diretto a… vabè, lasciamo stare. Sta stronza…


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