C’è un tipo di memoria poco considerata: la memoria gustativa.
Questo tipo di memoria funziona come una sorta di stimolatore sensoriale per il cervello poiché chiama in causa le regioni responsabili della ricezione delle informazioni attivando, in tal modo, una memoria a lungo termine.
Nonostante sia tra “le memorie” meno allenate, la memoria gustativa ha un enorme potere per l’essere umano, giungendo a svolgere una funzione strettamente correlata al benessere psicofisico in quanto ricordare, rievocare e/o associare un sapore ad un posto o ricordo positivo (spesso il ricordo gustativo si associa a qualche piatto legato alle vacanze o a qualche pietanza cucinata da un caro che non c’è più) può -come a breve vedremo- innescare tutta una serie di risposte biochimiche che possono influenzare il benessere del corpo e della mente della persona.
Il cervello, infatti, ricorda i luoghi associati al cibo e ci riporta dove siamo stati bene1, creando una vera e propria mappa mentale che ci permette di ricordare nel dettaglio non solo ciò che si è mangiato ma anche dove eravamo così da consentirci di tornare.
Un dato che trovo interessante, concerne una delle grandi possibilità che ha il nostro cervello ovvero quello di ritrovare posti (locali) in cui si è mangiato bene, anche senza l’ausilio di dispositivi tecnologici. Si tratta di una straordinaria eredità che giunge dall’epoca preistorica quando i nostri antenati cacciavano e raccoglievano, affidandosi a un meccanismo neurobiologico che permetteva loro di ricordare i luoghi esatti che erano stati maggiormente favorevoli alla caccia.
Uno studio statunitense condotto sui topi e pubblicato nel 2018 sulla rivista Nature Communications, ha mostrato come mangiare bene attiva automaticamente il nervo vago, responsabile non solo di trasmettere il segnale biochimico della sazietà dallo stomaco al tronco cerebrale, ma anche di agire sull’ippocampo, l’area del cervello deputata alla formazione della memoria, consentendogli di creare un ricordo esatto del luogo in cui si sta mangiando e di costruire una mappa mentale paragonabile a quelle delle App di navigazione.
I ricordi, infatti, non sono immagazzinati nel cervello come delle fotografie, ma come dei percorsi scomposti in elementi più semplici in base a stimoli o percezioni che hanno suscitato l’immagine da ricordare (suono, colore, emozione?). Quando necessario, questi frammenti si ricompongono come fossero un puzzle, rievocando e ripresentando il quadro completo (il ricordo stesso). I ricordi sono quindi dei “sentieri neuronali facilitati”, tanto più accessibili e rapidi da percorrere quanto più forte è la sensazione che li ha originati e quella che li richiama alla mente. Questo spiega perché quando sentiamo nominare o rievochiamo nella memoria un piatto che ci è davvero piaciuto, ne ricordiamo aroma, sapore, consistenza tanto da tornare allo specifico momento in cui questo è stato consumato.
La memoria “vagale” che nasce nel tratto gastrointestinale sulla scorta di una specifica segnalazione sensoriale, stimola anche l’attenzione, il senso dell’orientamento, la memoria “episodica” e quella “visuo-spaziale” (entrambe ippocampo-dipendenti), rendendole più efficienti nella capacità di ricordare situazioni specifiche legate al pasto, crearsi una mappa mentale e “salvare” il percorso che ci ha portati ad assaporare un determinato cibo. Si tratta di una predisposizione innata, connessa all’istinto di sopravvivenza.
Non è un caso che l’intestino sia considerato il nostro secondo cervello laddove l’uno influenza l’altro e viceversa; entrambi infatti sentono le emozioni e le metabolizzano. La psiche influenza l’intestino che a sua volta può provocare variazioni dell’umore dal momento che, pur avendo solo un decimo dei neuroni del cervello, proprio quest’ultimo produce il 95% della serotonina, l’ormone della felicità.



Amo la memoria gustativa.
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Dott.ssa Giuseppina Simona Di Maio,
Psicologa Clinica, Albo degli Psicologi della Campania n.9767
Esperta in Disagio giovanile, devianza sociale e comportamenti a rischio,
Esperta in malessere adolescenziale e adolescenza
Psicologa scolastica,
Svolge attività di prevenzione, diagnosi e cura per la persona, i gruppi, gli organismi sociali e la comunità.
Note:
Ovviamente il discorso vale anche per i piatti non saporiti, insipidi o “ospedalieri” che magari abbiamo mangiato in qualche mensa scolastica, ma tendenzialmente leghiamo questo tipo di memoria (che ricordo essere poco allenata) a momenti positivi.





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