Riflessione
Certe volte, in una brutta giornata, basta un piccolo dettaglio -un ricordo, una immagine- per riaprire lo spazio mentale del piacere, del godimento: della fantasia.
Abbandono del pensiero.
Mi chiedo se mi pensi.
Sono pensata? O penso, soltanto?
Mi piace pensarti perché nell’esatto momento in cui ti penso mi riapproprio del mio desiderio; la legge cardine della dinamica vuole che desiderio e bisogno non coincidano mai. Che fare -allora- se si incontra la propria domanda di desiderio? Si sovverte la legge; la legge diviene allora deficitaria e viene gettata giù da piedistallo che l’aveva eletta improrogabile.
Penso, ti penso.. dunque sono..
Nel momento in cui il pensiero diviene mio, io divengo “mia stessa” non è un caso che molte delle psicopatologie più devianti e/o pericolose nascano dall’intacco del pensiero stesso o vadano ad intaccare la capacità del pensiero logico dell’umano (questo assumendo che, l’umano sia dotato di una logica intrinseca nel suo stesso pensiero).
Se penso, dicevo, sono dunque una qualche entità, divengo qualcosa. Se penso a te cosa divento?
Mi avvicino a te in punta di neuroni cercando suadentemente di circoscrivere l’aura che avvolge il tuo stesso corpo.
Sfidare il potere del desiderio che incontra il bisogno che genera il desiderio è sfidare la legge (che poi è sempre una legge paterna che si attesta come un NO al godimento -tendenzialmente del piacere materno) se è così allora sfido la legge.
Per crescere come individualità e individuo soggetto pensante è necessario sfidare la legge.
Input-Output
Accettare la sfida.
Incontrare il proprio desiderio.
Dott.ssa Giuseppina Simona Di Maio,
Psicologa Clinica, Albo degli Psicologi della Campania n.9767
Esperta in Disagio giovanile, devianza sociale e comportamenti a rischio,
Esperta in malessere adolescenziale e adolescenza
Psicologa scolastica,
Svolge attività di prevenzione, diagnosi e cura per la persona, i gruppi, gli organismi sociali e la comunità.





Lascia un commento