(Note critiche e traduzioni di Yuleisy Cruz Lezcano)
 
Vi sono poeti e poeti e fra i poeti con la “P” maiuscola c’è il poeta cubano Nicolás Guillén (1902-1989) che ha realizzato un percorso che portò luce sulla cultura, le tradizioni e linguaggio colloquiale cubano. Nella voce di questo poeta la realtà, i luoghi si accrescono con toni narrativi e musicali, che sono presa di coscienza di ciò che manca, di ciò che serve all’uomo per essere uomo e per mantenere le proprie radici e dignità.
La poesia di Guillén non è una lingua parallela alla lingua ordinaria, prende origine da essa e con linee misteriose inventa un nuovo linguaggio, elabora su propria firma e diventa voce dello spirito patriottico, germoglio dell’emancipazione della classe creola, meticcia e dell’emancipazione latinoamericana.
Lo stesso evento fortuito della nascita di questo poeta in Cuba, da genitori domenicani, fa sì che il poeta senta forte la ricerca di un sedimento valido per partire con la propria autenticità. Infatti Quevedo, Góngora, Lope de Vega, Cervantes furono i nomi che diedero vento alla sua barca in partenza. Guillén rese sistematiche tali letture e con grande profitto creò il proprio immaginario, per incominciare già a scrivere all’età di 15 anni.
Nel 1917, il poeta unì il suo lavoro in tipografia alla pubblicazione delle sue prime composizioni in una rivista locale: “Camaguey Gráfico”, successivamente pubblicò nelle riviste “Orco”, in “Castalia”, per poi fare parte nel 1923 dell’antologia “Poetas jóvenes de Cuba”.
Con il tempo il suo concetto di poesia subì un’evoluzione, aprendo un nuovo cammino alla poesia “negrista” o “afrocubana” cubana con una corrente iniziata in Cuba nel 1928.
La formazione del poeta e la sua sensibilità formatasi nelle viscere del popolo fecero fiorire la sua capacità di esprimere un processo dialettico che segnó quel periodo storico, non solo elevando di categoria estetica le forme puramente popolari, ma innalzando a categoria poetica l’evoluzione delle masse cubane. Infatti il testo Sóngori cosongo, con i motivi del “son” cubano incorporati, diviene il preludio di una sinfonia per camminare su una nuova identità culturale.
Dopo seguirono “Cantos para soldados” (Canti per soldati) e “Poema en Cuatro angustias y una esperanza” (Piena in quattro angoscie e una speranza) pubblicati in Messico, del quale riporto qualche verso tradotto in italiano.
 
“Io,
figlio di America
figlio di te e di Africa
(…)
io, figlio di America
corro verso di te, muoio per te.”

“Yo,
hijo de América,
hijo de ti
y de Africa
(…)
io, hijo de América,
corro hacia ti
muero por ti.”


La poesia seguente è una franca esultanza, che si nutre di ritmi e stimola ad andare avanti. Dal libro “Cerebro y corazón”, 1922

Parole fondamentali

Fa’ che la tua vita sia
campana che rintocchi
o solco in cui fiorisca e fruttifichi
l’albero luminoso dell’idea.
Alza la tua voce sulla voce senza nome
di tutti gli altri, e fa’ che si veda
accanto al poeta, l’uomo.
Colma il tuo spirito d’ardore;
cerca la più ripida vetta,
e se il sostegno nodoso del tuo bastone
incontra qualche ostacolo al tuo intento,
scuoti l’ala della baldanza
di fronte alla baldanza dell’ostacolo

Palabras fundamentales

Haz que tu vida sea
campana que repique
o surco en qué florezca y fructifique
el árbol luminoso de la idea.
Alza tu voz sobre la voz sin nombre
de todos los demás, y haz que se vea
juntos al poeta, el hombre

Llena todo tu espíritu de lumbre;
busca el empinamiento de la cumbre,
y si el sostén nudoso de tu báculo
encuentra algún obstáculo a tu intento,
¡sacude el ala del atrevimiento
ante el atrevimiento del obstáculo.


Dal libro “Poemas de transición” (1927-1931)

Ponte

Lontano?
C’è un arco teso
che fa viaggiare la freccia
della tua voce
 
Alto?
C’è un’ala che rema
dritta, verso il sole.
Da polo a polo c’è una
segreta informazione.
 
Cos’altro?
Essere vigili
per il duro remare;
e tutta l’anima aperta
spalancata.

Puente

¿Lejos?
Hay un arco tendido
que hace viajar la flecha
de tu voz.

¿Alto?
Hay un ala que rema
recta, hacia el sol.
De polo a polo hay una
secreta información.

¿Qué más?
Estar alerta
para el duro remar;
y toda el alma abierta
de par en par.

Viaggio interiore

Sto progettando un viaggio verso me stesso.
Là saluterò i miei vecchi amici,
stringerò mani remote,
riaprirò percorsi
abbandonati e calpesterò di nuovo sentieri solitari.
Sento di avere molte cose
nuove dentro il mio stesso oblio.
Tutto sarà diverso,
cambiato, sconosciuto.
Ma, quando verrò a cercarti
ti troverò come sempre:
morta tra i due, il volto steso a terra.
Morta, alla fine. Solamente morta.

Viaje interior

Tengo en proyecto un viaje hacia mí mismo.
Allí saludaré viejos amigos,
estrecharé manos remotas,
destupiré caminos
abandonados y pisaré de nuevo sendas solas.

Deve de haber muchas cosas
nuevas en mí dentro de mi propio olvido.
Todo estará distinto,
cambiado, desconocido.

Però, cuando vaya a Buscarte
te encontraré lo mismo:
muerta en los dos, el rostro hacia la tierra.
Muerta, por fin. Bien muerta.


Dal libro “Sóngoro cosongo”

Canto nero

Yambambó, yambambé!
replica il congo solongo,
replica il nero ben nero;
congo solongo del Songo
balla yambó sopra un piede.
Mamatomba,
serembe cuserembá.
Il nero canta e si sbornia,
il nero si sbornia e canta,
il nero canta e se ne va.
Acuememe serembó,
aé;
yambó,
aé.
Tamba, tamba, tamba, tamba, tamba
del nero che cade;
tomba del nero, caramba, caramba,
che il nero cade:
yamba, yambó, yambambé!

Canto negro

¡Yambambó, yambambé!
Repica el congo solongo,
repica el negro bien negro;
congo solongo del Songo
Baila yambó sobre un pie.
Mamatomba
serembe cuserembá
El negro canta y se ajuma,
el negro se ajuma y canta,
el negro canta y se va.
Acuememe serembó,
aé;
yambó,

Tamba, tamba, tamba, tamba,
tamba del negro que tumba;
tumba del negro, caramba,
caramba, que el negro tumba:
¡yamba, yambó, yambambé!

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