Quando il tuo muto cane
a terra
esausto dorme
e io vado oltre il recinto
a respirare il nulla,
distesa tra libri e penne
nell’ozio che m’avvolge,
tu mi chiedi perché
– qual è l’impegno
che mi prende:
nulla ho da fare.
Null’altro che sostare
esausta e muta
– come il tuo cane –
distesa e calda
di odore e sonno
tra le mura e le mie cose.
Tra pennelli e cenci
e fogli di carta.
Tra pagine fittizie
e bianche tazze
nel silenzio del quartiere
che m’assorbe.
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[ Immagine in evidenza : Rielaborazione grafica di Eletta Senso. Particolare. ]





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