Vittoria è una musicista, suona il violoncello in un quartetto d’archi. Marco, il suo fidanzato, è violinista e leader del gruppo. Vittoria ha 29 anni: siamo nel 1989, grandi rivolgimenti stanno avvenendo in Europa. Ma Clara, la madre di Vittoria, è ancora molto legata agli anni della sua adolescenza e della giovinezza: gli anni del fascismo trionfante, dell’Impero, del grande consenso, ma anche gli anni delle leggi razziali e, poco dopo, quelli della guerra. Un giorno Vittoria trova sua madre seduta al tavolo del soggiorno, mentre contempla una vecchia fotografia. Ritrae due coppie giovanissime e piene di vita: sono Clara e suo fratello Vittorio, l’amico di Vittorio, Samuele, innamorato di Clara, e sua sorella Miriam che a sua volta sta con Vittorio. A partire da quell’immagine apparentemente spensierata Clara e Vittoria ricostruiscono con dolore una tragica vicenda familiare: Orio Ceriani, padre di Clara e di Vittorio, è stato un gerarca fascista, un uomo duro e crudele, che non tollerava che i suoi figli frequentassero Samuele e Miriam Angelini, ebrei. Seguirono vicende tragiche, che Clara non aveva mai raccontato alla figlia, se non a grandi linee: ora invece è venuto per lei il momento di raccontare, e per la figlia di conoscere i dettagli. Dei quattro giovani della foto l’unica rimasta in vita è Clara: Vittoria non ha mai conosciuto lo zio Vittorio, la zia Miriam e nemmeno suo padre, Samuele, morto prima che lei nascesse. Così decide di dedicarsi a una ricerca sulla sorte toccata ai suoi cari, ma si imbatte in una serie di false piste e di scambi di persona tra cui, dopo tanti anni dai fatti, deve destreggiarsi.

Alternando presente e passato, l’autore porta avanti una vicenda ricca di colpi di scena ma anche di riflessioni profonde sulle illusioni della giovinezza, sui rapporti familiari, sulla felicità e sul senso di colpa. Fa da sfondo irrinunciabile la musica, in particolare quella di Schubert, che permette alla protagonista di ragionare sui temi della morte (nel celebre brano La morte e la fanciulla, «la morte danza evocando se stessa, vittoriosa, ma in realtà evocando la bellezza della vita che si esplica con la frenesia di un ballo»)  e dell’amore.

«L’amore è come una prova d’orchestra, tutti dobbiamo suonare in modo tale che si manifesti un’armonia nella diversità dei suoni di ogni strumento. Occorrono tante prove per raggiungere il risultato voluto, e anche dopo molte prove si scopre che c’è ancora un altro modo di suonare, e poi un altro ancora.»

Una risposta a “Il colore delle foglie d’autunno, di Sergio Sinesi (Il ramo e la foglia, 2025) Recensione di Marisa Salabelle”

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