Manomissione è un romanzo non facilissimo da classificare, un po’ poliziesco, un po’ noir, un po’ distopico, un po’ sociale. La vicenda, detta in poche parole è questa: un uomo, Leonardo Lascari, si vede una sera con un amico, certo Gabriele. I due bevono qualcosa insieme, poi vanno a casa di Lascari, con l’intenzione di consumare un rapporto sessuale. Alle quattro del mattino Lascari si sveglia, senza ricordare cosa sia successo; al suo fianco, nel letto, crede di avere Gabriele, invece c’è un altro uomo, ed è morto, con la gola squarciata. Il commissario Rosaria Petrotta e il sovrintendente Demetrio Lojacono portano avanti le indagini: la società in cui si svolgono i fatti è collocata in un’epoca imprecisata, probabilmente in un futuro non lontano, nel quale governa un non meglio identificato Cancelliere. In questa società vigono regole morali piuttosto rigide, la posizione della donna è di subordinazione, l’omosessualità è considerata una devianza e, sebbene non sia apertamente proibita, è comunque malvista e tenuta sotto stretta osservazione. Le autorità sorvegliano attentamente i cittadini e la polizia non esita a usare le maniere dure. Nel corso delle indagini emergono alcuni fatti: tutto sembra ricondurre alla Manifestazione, un evento accaduto all’incirca un anno prima, nel corso del quale sono state usate violenze nei confronti dei partecipanti. L’uomo ucciso nel letto di Lascari risulta essere un poliziotto dei più aggressivi, mentre si viene a sapere che proprio in seguito alla Manifestazione l’allora compagno di Lascari, Gaetano, è scomparso senza lasciare tracce. Ucciso, fuggito, riparato all’estero: non si sa.
Si alternano nel romanzo capitoli in prima persona, che raccontano i fatti dal punto di vista di Lascari e veicolano il suo punto di vista sui vari aspetti della questione, e capitoli dialogici in cui si riproducono i vari interrogatori e colloqui tra i diversi personaggi; sono inserite, a mo’ di introduzione a ognuno di questi capitoli, citazioni di canzoni risalenti agli anni Sessanta-Settanta del Novecento, testi che, scopriamo andando avanti nella lettura, sovversivi non meglio identificati diffondono in giro.
Il tipo di società nella quale vivono e si muovono i personaggi di questo romanzo ricco di richiami e sfaccettature non è descritto apertamente ma si delinea via via attraverso le parole dei protagonisti, i nomi delle strade e dei quartieri, il clima di sospetto e di intolleranza che si respira da una parte, e che corrisponde al disagio che si intuisce dall’altra. Riferimenti impliciti a situazioni orwelliane, una strizzatina d’occhio a David Foster Wallace, richiami a eventi storici che hanno segnato il nostro paese, quali in modo particolare i fatti di Genova 2001, mai citati esplicitamente, che vengono spontaneamente alla mente di chi legge; omofobia, sessismo, intolleranza, violenza, sebbene in forme ancor più accentuate sono le stesse che ci circondano nella nostra esperienza quotidiana.
Lo stile dell’autore si adatta ottimamente sia all’effetto parlato che caratterizza le pagine dedicate ai colloqui sia al monologo interiore del protagonista, nel quale il lessico si fa più raffinato e le riflessioni vanno in profondità. Oltre ai brani di Tenco, Lolli, De André e altri cantautori riportati in apertura di capitolo e in alcuni casi anche all’interno del testo, disseminate tra le pagine, ben camuffate, citazioni da Montale, Baudelaire, Tacito, e forse qualche altro che mi è sfuggito…





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