Di Teresio Bianchessi
Il “Barbato” – Sant’Antonio Abate, (17 gennaio)
Il “Frecciato” – San Sebastiano, (20 gennaio)
Il “Mitrato” – San Biagio (3 febbraio)
La cultura contadina li celebra in un arco di tempo che va dall’uno gennaio al tre febbraio, giorni di freddo pungente con contrade e colli intorpiditi sotto un cielo plumbeo che lascia cadere a terra fiocchi di neve silenziosi imbastendo con un bianco, accecante manto, un paesaggio fatato.
Se per qualche capriccio meteorologico manca la neve è il ghiaccio che si erge ad artista e ricama finestre, alberi, pozzanghere, mentre spauriti e affamati passerotti saltellano tremuli in cerca disperata di cibo, a ribadire che:
“ A Sant’Antonio dalla barba bianca se non c’è il ghiaccio la neve non manca”
La grande freddura, però, poco dura… e questa è la sentenza che accomuna i tre Santi:
“ Il Barbato, il Frecciato, il Mitrato… e il freddo se n’è andato”
Possibile? Sembra proprio di sì perché sempre la saggezza contadina affermava che:
“ A San Sebastiano la viola in mano”
Questo lo posso confermare di persona, perché quando da bambino partecipavo in oratorio alla festa di San Sebastiano, Patrono di noi ragazzi, il Curato, solitamente un giovanissimo sacerdote, organizzava giochi e anche corse nei prati e ci capitava sempre di trovare, vuoi nell’alveo delle rogge più riparate e ben esposte al sole o lungo le siepi, le prime viole da portare alla mamma.
Da San Sebastiano che già promette i primi tepori a San Biagio passa quasi mezzo mese, tempo che fa dire ai contadini:
“ A San Biagio la neve è un miraggio”
Anche se, soprattutto anziani e bambini soffrono ancora di raffreddori e mal di gola ma per fortuna c’è il Santo:
“ San Biagio benedice la bocca e il naso”
Poteri che gli si riconoscono in quanto, si narra, abbia salvato un bambino liberandolo da una lisca conficcata in gola che rischiava di soffocarlo.
Proprio per questo, d’obbligo, la mattina del 3 febbraio, recarsi tutti alla messa mattutina per farsi benedire dal Sacerdote che intersecava la gola con due candele, simulando, con quel gesto, la croce.
Protesta però Santa Agnese (21 gennaio) Lei, ancor più di San Biagio ricorrendo la sua festa in gennaio, può confermare che:
“ Per Santa Agnese puoi vedere la lucertola in giro per la siepe”
Infatti, se noi ragazzi ci eravamo divertiti il giorno prima all’oratorio oggi, Santa Agnese, tocca alle ragazze festeggiare la loro Santa Patrona; lo fanno all’asilo, insieme alle Suore che si improvvisano animatrici, giocano con loro a palla mano, palla prigioniera, mangiano dolci, ciambelle, sono felici.
Il maltempo concede una tregua e così oltre a qualche nascosta e timida viola, nella siepe che delimita l’orto si può intravedere l’immobile lucertola con il capino alzato, teso verso i primi, insperati, timidi raggi del sole.
Momentanea illusione che tonifica il cuore e lo incoraggia nell’attesa della ancor lontana primavera.
Tutto questo ricorda un “gennaio lontano” quando i contadini potevano tirare il fiato limitandosi ai lavori della stalla perché sotto la neve riposava anche la terra; ricorda anche i giovani di allora che avevano il loro ritrovo “social” all’oratorio, all’asilo, in chiesa, dove ingannavano le grigie giornate d’inverno intrattenuti da Sacerdoti, Suore, Catechiste… “influencer” di quei tempi.





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