La nuotatrice notturna, di Adrián Bravi, racconta di un figlio che un giorno, tramite la telefonata di una donna sconosciuta, viene a sapere che suo padre è morto, annegato in un fiume, in una remota località portoghese. Suo padre, che non vedeva da quando, all’età di sei anni, l’ha visto partire a bordo di un’auto piena di gente giovane e allegra, lasciando lui e sua madre sul cancello di casa. Ora Jacopo, il figlio, ha più di quarant’anni: è un uomo goffo, in sovrappeso, con qualche difficoltà a rapportarsi con le altre persone; lavora al cimitero insieme all’amico Quinto, ha una fidanzata, Rosalia, e intanto sua madre si è risposata e ha avuto due figlie gemelle che Jacopo non ha mai potuto sopportare, come del resto non sopporta il marito di sua madre, il turco Simone. Un uomo semplice, Jacopo, con un suo piccolo mondo ristretto, le sue abitudini, la sua gatta da tenere sulle ginocchia: la sua unica eccentricità consiste nell’eseguire, goffo e pesante com’è, il ballo di Michael Jackson nella canzone Billie Jean, riuscendo per brevi momenti a regalargli quella leggerezza e quella spontaneità che non ha mai sperimentato. La morte del padre, del quale conserva pochi ricordi e un’armonica a bocca, lo turba, vuole saperne di più su quell’uomo sconosciuto, quindi esce dal suo piccolo mondo e parte per il Portogallo insieme a Quinto.
Di qui in poi il romanzo si dipana tra Italia e Portogallo, tra Jacopo, sua madre Mina, suo padre Pietro e la misteriosa Manuela, tra ricordi e rivelazioni, lieve, com’è sempre la prosa di Bravi, con quei personaggi sempre un po’ stralunati, quelle situazioni sempre un po’ surreali, quella delicatezza nel trattare i temi più spinosi con un sorriso.





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