Solevamo passeggiare in campagna tenendoci per mano, specialmente dopo il pranzo. Tua madre ci osservava dalla finestra e sorrideva della nostra ingenuità. L’aria respirava la rugiada del mattino e le nostre dita si intrecciavano sotto al disco dorato del sole. Il cane ci seguiva scodinzolante; dal manto bianco sporco, ai peli arruffati e torti sotto l’addome, tutto ci parlava di vita. L’aria profumava di primavera e giovane umanità, che fioriva in uno con le rose di stagione, con i boccioli della rosa canina, con le foglie delle viti, che raccoglievamo per il pranzo. Ti piaceva avvolgerle attorno al riso, mentre con lo sguardo mi ammiccavi, come le idee che correvano veloci nella tua mente leggera. La strada era sempre lì ad attenderci tra un campo di grano ed uno di fave. Si faceva avanti la nostra curiosità, come i papaveri nelle semine da fieno, come i fiori rossi delle fave e le teste girate dei girasoli. L’armonia del creato si tagliava dentro a un clima di sabbia. Poi tu mi dicesti basta, ma io non me ne accorsi. Il cane non era più con me, ma scodinzolava a un nuovo padrone. La strada restava immobile, ferma nei ricordi, così come nella realtà. Io invece no. Nei miei voli pindarici continuavo a cercare il rumore dei tuoi passi accanto ai miei, quel mezzo passo avanti quando eri impaziente, quel mezzo passo indietro quando volevi rallentare ed ascoltare, e capire. Continuai a passeggiare per la stessa strada, seguito solo dalla mia ombra e dal rumore dei passi che ritornavano spesso nella mia testa. Ogni quattordici passi solevo fare un giro di valzer solitario, tra i campi di papaveri e le balle del fieno appena tagliato. Si spandeva nell’aria l’odore della sulla e degli steli di avena appena tagliati. Passavo ogni giorno davanti a quella finestra, dalla quale tua madre un tempo ci osservava. Ora è sempre chiusa, nera come un pugno in un occhio. Camminai così ancora molti giorni, fino a quando la mia mano non si intrecciò di nuovo con un’altra mano, e il cane scodinzolante, girando intorno, dava approvazione, ululando agli astri della sera.


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