Mussati Angelo detto Nini fu Tommaso, 54 anni, sposato con Giovanna Maschio, coltivatore, illetterato, incensurato.
Accusa di contravvenzione all’art. 15 sulle Coltivazioni e all’art. 37 della Legge sulle Privative, per aver coltivato, il 4 agosto 1868, 34 piante doppie o “rimesse”.
Sentenza del 14 febbraio 1872: multa fissa di L. 51 e 68 di proporzionale, mutata, il 6 aprile 1872, con un non darsi luogo a procedimento.

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La casa di Angelo è costruita in pietra calcare e, benché in paese si dica che sia la più decrepita di tutte, in realtà diventa più bella col passare degli anni. Davanti c’è un albero e l’unico cespuglio è un caprifoglio basso e legnoso dalla corteccia rossastra. Attorno alla casa solo tabacco coltivato nelle masiére.
È qui, nelle stanze di questa casa, che si riesce a fare la miglior másera delle foglie di tabacco.
Qui, dentro la casa, non ci sono separazioni, non ci sono posti segreti, tutto è nudo e lineare.
Proprio qui dentro Angelo si prende cura dei vari carichi di foglie che arrivano dal campo e passano da queste alte stanze prima dell’essicazione vera e propria.
La másera dura dai tre ai sette giorni a seconda del tempo che fa. Quando le foglie arrivano sono ancora piene di acqua e si mettono ad asciugare al sole per una giornata. Si accostano una sull’altra al muro dentro la casa, con la punta rivolta verso l’alto e la nervatura all’esterno. È questo il modo migliore per tenere controllata la macerazione e si favorisce la perdita di acqua.
Dopo qualche giorno le foglie cambiano colore, ingialliscono, sformentano. È in quel momento che comincia il controllo. È in questi giorni che si deve sentire e capire l’odore e il colore giusto delle foglie. Una a una, delicatamente. Bisogna muoverle, sfiorarle, accarezzarle. E’ necessario evitare che un surriscaldamento dei mucchi provochi marciumi facendo diventare nero il tabacco.
Angelo, nella sua grande casa, ha cinque stanze col pavimento di terra nuda e sono tutte dedicate alla másera.
Il sole qui arriva in modo diverso a seconda dei posti; e a volte non arriva affatto. Nella stanza più piccola il calore arriva sempre in ritardo, verso le due o le tre del pomeriggio, per poi accecare tutto d’un balzo. E’ allora che Giovanna, la moglie di Angelo, accosta piano le imposte per regolare nel modo più giusto la luce. Allora, solo allora, il sole resuscita le foglie in un gioco alterno di riflessi sul soffitto e sulle pareti.
In certi punti l’aria è spessa e intima, in altri si respira una brezza silenziosa che giunge dolcemente. Una brezza fuori del comune che inebria e seduce e, come il volo di un uccello nel cielo, non lascia nessuna impronta.

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