Cara Olwyn,
Lunedì mattina, verso le 6, Sylvia si è suicidata per asfissia con il gas. Il funerale si terrà a Heptonstall lunedì prossimo. Mi ha chiesto aiuto, come faceva spesso. Ero l’unica persona che avrebbe potuto aiutarla, e l’unica così sfinita dalle sue richieste da non riuscire a riconoscere quando ne avesse davvero bisogno.
Ti scriverò di nuovo più tardi.
Con affetto, Ted Hughes
*Lettera di Ted Hughes che annuncia il suicidio della scrittrice Sylvia Plath, avvenuto l’11 febbraio 1963, all’età di 30 anni a Londra.
Le lettere che annunciano un suicidio devono essere orribili da scrivere. Quella fredda e asciutta di cui sopra non nasconde una verità che a volte, in una parte della famiglia, scompare. Se dovessi scriverla, direi:
Caro zio Pascal,
Questo pomeriggio la polizia mi ha detto che voleva il tuo indirizzo. Visto che vivo in una piccola città, ho detto loro che si trova sulla Route 9, nella casa a due piani dove giocavo e dove potevo vedere la tua Ford Modello T sul retro – in un cortile dove raccoglievi cianfrusaglie – pronta a uscire e dare spettacolo:
“Ecco Pascal in macchina”, dicevano. Ero un po’ imbarazzato a sentirlo, dato che avevo 11 anni e i miei amici ridevano. Ma dentro di me provavo l’orgoglio del vincitore, perché non avevi paura di quello che pensavano loro.
Questa lettera arriverà troppo tardi. Il tuo figlio maggiore si è suicidato un’ora fa. Capisci? È difficile accettare come padre che un figlio abbia rinunciato alla vita? Ha rinunciato a parlare con gli altri. Si è arreso, sfinito dalla consapevolezza che sua moglie non lo amava più.
Cosa posso dire? Ho aperto il rubinetto della cucina ed è aperto da un’ora. È il mio modo di dire addio a tuo figlio. E da parte di mio cugino.
Un abbraccio.
Juan Ré Crivello e Pascal
Poesia di Sylvia Plath (frammento)
Una vita
Toccalo: non si restringerà come una pupilla,
questa stranezza a forma di uovo, chiara come una lacrima.
Eccola qui ieri, l’anno scorso: una lancia simile a una palma,
un giglio, come una flora distinta
da un arazzo nella vasta, immobile ordita.
Tocca questo bicchiere con le dita: suonerà
come una campanella cinese al minimo tremore dell’aria,
anche se nessuno se ne accorge o osa rispondere.
Gli indigeni, come sughero solenne,
tutti estremamente indaffarati per sempre.
Ai loro piedi le onde, in fila indiana,
mai scoppiate di irritazione, si inchinano:
si bloccano nell’aria,
rallentano, si impennano come cavalli in una piazza d’armi.
Le nuvole ondeggianti e pompose sopra.
Come cuscini vittoriani. Questa famiglia
di volti familiari, per un collezionista,
per autenticità, come porcellana pregiata, sarebbe gradita.





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