Marco Tullio Cicerone (nato il 3 gennaio del 106 a.C.) è stato uno dei più grandi oratori, uomini politici, filosofi e scrittori di Roma. Visse nell’ultimo, turbolento secolo della Repubblica e la sua vicenda personale riflette bene le tensioni di quegli anni.

Breve biografia

Cicerone raggiunse il consolato nel 63 a.C. e, in quell’anno, contribuì a sventare la congiura di Catilina, acquisendo la fama, soprattutto tra i sostenitori del Senato, di “salvatore della patria”. Durante il dibattito sul destino dei congiurati catturati a Roma, Cicerone appoggiò l’esecuzione sommaria dei principali responsabili: questa decisione, che all’epoca fu oggetto di ampio consenso politico, gli costò però l’esilio nel 58 a.C., perché fu accusato di aver fatto uccidere cittadini romani senza un processo regolare.

Grazie all’intervento di amici e protettori, tra i quali spiccano Tito Pomponio Attico e il generale Pompeo, Cicerone tornò a Roma nel 57 a.C. Nel successivo conflitto tra Cesare e Pompeo si posizionò culturalmente e politicamente vicino alla fazione senatoria e a Pompeo, ma alla fine fu perdonato da Cesare dopo la vittoria di questi.

Dopo l’assassinio di Cesare (15 marzo 44 a.C.), Cicerone si scagliò con veemenza contro Marco Antonio attraverso una serie di discorsi noti come le Filippiche. Per questo fu inserito nelle liste di proscrizione del secondo triumvirato (Ottaviano, Antonio, Lepido) e, il 7 dicembre del 43 a.C., mentre si era rifugiato nella sua villa a Formia, fu raggiunto da sicari inviati dai suoi nemici e ucciso. Per ordine dei triumviri il suo corpo fu mutilato: la testa e le mani (usate per comporre le Filippiche) furono esposte nel Foro come monito politico.

L’eredità culturale

Cicerone non è stato solo un uomo politico: la sua opera letteraria e filosofica (discorsi, trattati retorici, lettere, opere filosofiche) ha avuto un’influenza enorme sulla tradizione occidentale. Nei suoi scritti la storia, la retorica e la ricerca della virtù civica si intrecciano costantemente.

Alcune frasi attribuite a lui o presenti nei testi che ne raccolgono il pensiero sintetizzano bene il suo rapporto con la storia e la memoria:

Historia magistra vitae est. La storia è maestra di vita.
Vita mortuorum in memoria est posita vivorum. La vita dei morti è posta nella memoria dei vivi.
Nescire autem quid ante quam natus sis acciderit, id est semper esse puerum. Ignorare ciò che è accaduto prima della tua nascita significa essere sempre un bambino.

Questi aforismi sottolineano due idee centrali per Cicerone: la storia come insegnamento pratico e la memoria come responsabilità attiva dei vivi verso il passato.

5 risposte a “Cicerone, la voce della Repubblica: nascita, lotta e memoria by Luisa Zambrotta”

  1. Un post davvero interessante, cara Luisa, se solo la storia e l’esperienza venissero analizzate, capite, studiate non solo per dovere…

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    1. E’ proprio vero, cara Marcella. Purtroppo la locuzione “la storia è maestra di vita” è in crisi oggi vive oggi forse a causa di un approccio contemporaneo che tende a ignorarla, stravolgerla o negarla.

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  2. Grazie per aver ospitato il mio post, caro Juan 🌹

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