Un uomo in Argentina è un libro di Roberto Maggiani, scienziato, scrittore, poeta, editore, ballerino di tango… che in una curiosa premessa avverte il lettore: il suo è un romanzo, ma potrebbero esserci personaggi realmente vissuti, fatti realmente accaduti, luoghi realmente esistenti, che però potrebbero a loro volta essere mascherati con nomi diversi da quelli reali. Un bel rompicapo, insomma. Ma vediamo di che si tratta.
In un piccolo paese dell’Argentina chiamato San José vive un uomo anziano, solo, non completamente autosufficiente. Si chiama Adrian Schneider ed è arrivato dalla Germania pochi anni dopo la fine della guerra: ora siamo nel 1975 e Adrian ha superato gli ottant’anni. Sua moglie Dalma è morta, ma gli restano la cognata Loida, il marito di questa, Alejandro, e il loro figlio Ruben. I familiari si alternano con Ania, la badante, nell’assistere il vecchio. La vita scorre in una tranquilla routine: è vero, Adrian tende a essere scorbutico, mentre Ania è fin troppo ciarliera, e Ruben inizia ad avere qualche difficoltà con la fidanzata Marisol, ma si tratta di cose di poco momento, cose che capitano in tutte le famiglie.
Accade, però, qualcosa che turba la serenità familiare. Un giorno sul quotidiano locale compare la foto di un cugino di Adrian, un uomo che frequenta sporadicamente la famiglia, smascherato da un giornalista, che ne ha rivelato la vera identità: si tratterebbe di Walter Kutschmann, membro delle SS e capo della Gestapo in Polonia. La notizia turba tutti quanti, ma in modo particolare Ania, ebrea, anche lei proveniente dalla Germania, la cui famiglia materna (i nonni e due zie) è stata sterminata nei campi di concentramento. Com’è stato possibile essere in relazioni amichevoli con un ex nazista, trovarlo simpatico e affabile, addirittura affezionarglisi? E com’è possibile che Adrian non conoscesse l’identità del presunto cugino? Adrian, a sua volta, chi è veramente? Mentre i vari personaggi cercano, ciascuno a modo suo, di conoscere la verità, in ognuno di loro nascono dubbi e interrogativi che hanno a che fare con la vera essenza delle persone, con la sincerità dei rapporti interpersonali, con il confine tra il bene e il male, tra il coraggio della verità e la scelta più comoda dell’ambiguità, dell’omertà.
Lo stile adottato dall’autore in questo testo è pacato, tanto quanto la materia è scottante; le giornate dei personaggi vengono scandite con cura nei minimi dettagli: le azioni della vita quotidiana, dall’apparecchiatura della tavola alle operazioni di igiene mattutina vengono descritte accuratamente, ed è proprio questa apparente lentezza che rende ancora più urgente e incalzante la necessità che i diversi personaggi e lo stesso lettore avvertono di arrivare in fondo ad ogni questione sospesa.





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