Le parole vivono per sempre
rinnovano una felicità logorata fino a diventare nuda
affilata, come la scriverebbe Montale
immortale, per il poeta dilettante che si affida
ad un’idea platonica, che non può cedere per difetto di composizione.
Così torno morbosamente là
Ci torno devotamente
come fosse un pellegrinaggio in un qualche santuario che promette indulgenza
Spremo tra i denti le sillabe di una poesia ambiziosa
le mastico, le ammorbidisco
la bocca si riempie di questa crema voluttuosa
le narici si inebriano
e il corpo tutto viene attraversato da una energia sovversiva
che tutto scuote
che tutto sfronda
Per me l’estetica fugace dell’estate si è disattivata
e non mi risucchia più nel suo gorgo.
Contemplo la bellezza dei suoi abissi.
Se precipitassi, mi abbraccerebbero ancora?





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