«Dick si svegliò alle cinque dopo aver fatto un lungo sogno sulla guerra, andò alla finestra e contemplò il lago di Zug. Il sogno era iniziato in modo maestoso e cupo: uomini in uniforme blu scuro stavano attraversando una piazza buia» (p. 308, F. Scott Fitzgerald, Tenera è la notte).

Scrivere di guerra è quasi assurdo. Vediamo distruzione ovunque nei notiziari. Le fiamme rivelano il loro lato più autentico; sono come orsetti gommosi, di quelli che desideriamo da bambini, nati dall’energia di cui abbiamo bisogno per la nostra civiltà costruita sul consumo di petrolio e gas.

I notiziari descrivono lo squilibrio; tutto è peggiorato: più inflazione, più povertà, più morti. Quest’anno, il 2026, ci rivela alcune componenti del nostro io scimmiesco: irrazionalità, vendetta, appropriazione, violazione degli accordi.

I più stolti vincono. I più audaci vincono. Gli autocrati vincono. Dietro la fredda facciata della Cina si cela una pace soggetta a calcoli politici.

E non sono convinto dal movimento “No alla guerra”, per quanto forte lo urlino i soliti noti. Coloro che si aggrappano al potere e al freddo calcolo. Sono solo? Siamo soli?

Il gelo glaciale della dittatura iraniana non mi fa desistere. Sono al potere da 40 anni e, per di più, tra preghiere, nominano i loro successori tra i propri parenti. Meritano questa valanga di bombe? Forse no, forse non possiamo dire a una dittatura che deve cessare di esserlo. Forse dobbiamo accettare che esistono autocrazie che persistono per anni senza che la loro società si liberi dalla rassegnazione.

Il sogno trumpiano di rovesciarle è appunto solo un sogno.

Un sogno terribile nato dai depositi di armi obsolete accumulate in tante esercitazioni militari. Qual è la via da seguire?

Forse siamo già sulla strada giusta. Forse il fantasma di Hitler ci sussurra all’orecchio, ricordandoci che la brutalità dietro un confine non può essere tollerata. Che i campi di concentramento e gli omicidi non possono essere permessi. Ma il prezzo da pagare per concedere o conquistare la libertà è… altissimo.

Questa contraddizione ci lega tutti al nostro passato più selvaggio: le scimmie ci guardano e deridono le nostre creazioni culturali. Così fragili e imperfette. E così contaminate dall’odio e dagli eccessi.

3 risposte a “Guerra: emerge il nostro passato selvaggio di j Ré Crivello”

  1. Belle riflessioni che, purtroppo, non hanno soluzione tranne l’irrazionalità della violenza per il potere… Un pugno di cenere da cui cola petrolio.

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  2. Trump non sogna di rovesciare le dittature, vuole solo appropriarsi dei loro beni, dei territori, delle loro risorse, e diventare a sua volta un dittatore, a vita, il più potente e ricco del mondo.

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