Premio Nobel per la letteratura nel 2024, strameritato a mio parere. La vegetariana, il romanzo più famoso di questa autrice, non è semplice da recensire, va letto e basta, ma ci proverò.

La storia: una donna decide di smettere di mangiare la carne e si rifiuta di dare una spiegazione. Gli uomini di questa storia sono egoisti e meschini, abituati a donne totalmente devote. Quando una di loro decide di rompere le regole rinunciando alla carne, tutto l’equilibrio si spezza. Il suo cambiamento si riversa a valanga sulle vite degli altri, senza che lei lo abbia chiesto. 

Il tema: non uno ma una lista. Primo fra tutti, sua maestà il desiderio, nelle sue forme alte e basse (desiderio sessuale, di controllo su di sé e sugli altri, di cambiare), e poi le tradizioni e la trasgressione, la famiglia e la differenza nella concezione del rispetto. L’amore e la sorellanza. La connessione con la natura, il tutto e la nostra piccolezza infinitesimale.

La forma: il testo è diviso in tre parti. La prima sezione è narrata in prima persona dal marito, con qualche incursione della vegetariana. Scelta azzeccata perché siamo ancora in un mondo chiuso in se stesso, camminiamo insieme a qualcuno che non ha altro interesse al di fuori di sé. Il marito, appunto. Le altre due parti sono narrate dal punto di vista del cognato e della sorella della vegetariana, ma in terza persona. Lo sguardo, quindi, è più ampio: i due personaggi che seguiamo nella narrazione entrano in contatto con lei, percepiamo una maggiore apertura verso la protagonista, anche se con scopi diametralmente opposti. Questo è quello che ti fa vincere i premi: veicolare la storia attraverso ogni elemento del romanzo, compresa la forma. Un grande regalo per chi riesce a cogliere il messaggio, ma anche per chi si lascia attraversare dalla lettura senza pregiudizi. 

È una lettura disturbante? Sì. Consigliata? Decisamente. Sono rimasta diversi giorni a pensare a questo romanzo dopo aver finito di leggerlo e questo sentimento di assenza è la cosa migliore che chi scrive può donare a chi legge, secondo me. Grazie, Han Kang.

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