Metà anni novanta, scuole medie
pastigliette di fluoro, educazione sessuale con orsetti,
spintoni e confusione, le dritte sui tamponi interni o
su mascara matite e ombretti.
In coda per un vaccino che non ricordo
le compagne parlavano di una caduta sugli sci
io credevo parlassero della discesa libera del giorno precedente
dove Ulrike Maier era morta in seguito a una caduta spaventosa
mentre aveva vinto la giovanissima Isolde Kostner
riportai mesta le parole del tg, dove chiamavano la defunta “mammina volante”
le compagne mi guardarono con aria interrogativa
poi, quasi compatendomi, no, si riferivano
a una caduta fatta durante i corsi di discesa
che in molte se non quasi tutte avevano visto, ridendo di gusto,
ma non io, che praticavo solo lo sci di fondo
ed ero un animale senza speranza.
Poi le speranze ritornarono dopo essersi completamente
esaurite, talvolta nette, altre fuori fuoco
nell’affastellarsi di notizie precise e imprecise
nei letti altrui occupati sempre molto a lungo
negli uomini miei sempre molto a lungo.
Ora penso agli ultimi trenta anni
agli ultimi venti
agli ultimi quindici
mentre preparo il sacco dell’indifferenziata da conferire
e incalzo Irene, stanca, che ciondola sulla colazione,
penso a quante volte moriamo e vinciamo sulle piste
cercando la maniera migliore di sottoporci la vita
e somministrarci il veleno che salva o ci stacca
come la colla sui tavoli, come l’usura degli infissi.
Molto più duri e molto più indulgenti.
Un muro sul quale volare sospendendo la rotazione
dell’asse terrestre.

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