Le vacanze più belle le ho trascorse con mamma e papà.

Quindici giorni di mare (a volte anche un mese) nello stesso campeggio. Le valigie assicurate sul tettuccio dell’auto con le molle. La sicurezza stradale una completa sconosciuta.

Una roulotte in affitto che usavamo solo per dormire, con temperatura percepita di quaranta gradi costanti. Un piccolo angolo cottura con la tavolata dove mangiare, parlare, riposare. Leggere qualche pagina, scrivere qualche riga, aprire e subito richiudere il libro delle vacanze.

La signora accanto che alle otto di mattina friggeva e a colazione mangiava aglio crudo perché “allontana le zanzare”. La leocrema spalmata al posto della protezione e l’eritema per dieci giorni su quindici. La doccia a gettoni dove scostavamo il costume per verificare il segno dell’abbronzatura. La voce del proprietario del campeggio che al megafono annunciava l’arrivo del camioncino della frutta. Le serate con le hit dell’estate in un saloncino con la palla strobo.

Mamma che sulla riva sembrava un generale dell’esercito, con i pugni chiusi sui fianchi ad assicurarsi che non ci allontanassimo.

Papà che ogni mattina ci faceva trovare il cornetto alla Nutella con un bicchiere di latte intero Berna. La bicicletta nera con cui andava al mercato del pesce che poi si divertiva a cucinare a pranzo.

Zero pensieri. Tanto relax.

I ricordi della mia infanzia al mare.

Enza e le storie stese

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