Vico
“Principij di Scienza Nuova” (flickr  – Carlo Raso)

(Link blog di Luisa)

La Provvidenza, che per Giambattista Vico serviva a predeterminare e i “corsi e ricorsi storici”, non si dimostrò, a mio avviso, molto generosa con lui.

Anche dopo la triste infanzia visse in ristrettezze, in un tugurio di Spaccanapoli con un gran numero di figli che gli impedivano di concentrarsi, una moglie alquanto inetta e analfabeta e il primogenito, Ignazio, che lo rese infelice per la sua vita disonesta.
“Il filosofo triste che giammai rise” fu anche bocciato al concorso di Diritto Civile per cui dovette rinunciare a quella prestigiosa cattedra per accontentarsi di quella di Retorica, e si vide costretto a scrivere discorsi d’occasione e impartire lezioni private per mantenere la numerosa famiglia. Solo nell’ultimo periodo della sua carriera le difficoltà economiche furono superate, dopo che gli fu aumentato lo stipendio e ebbe ottenuto la carica di storiografo regio.

Ma non basta: fu umiliato come autore per l’insuccesso del suo testo sul “Diritto universale”, che gli fece dire: «Sfuggo tutti i luoghi celebri per non abbattermi in coloro ai quali l’ho mandata… non dandomi essi né pure un riscontro di averla ricevuta, mi confermano l’oppinione di averla io mandata al diserto».

Trascorse gli ultimi anni circondato solo dai tre figli sopravvissuti (Ignazio era morto poco dopo il suo rilascio dal carcere), con i malanni legati all’antica frattura che si erano acuiti e lo avevano portato a non potersi più muovere.
Secondo alcuni biografi fu anche colpito da un cancro che gli divorava la gola.

Ma incombeva anche l’ombra di un’altra grave malattia: la perdita di memoria, che lo portò alla fine a non riconoscere più nemmeno i figli. Era affetto probabilmente da demenza dovuta a invecchiamento cerebrale che si trascinò per un anno e due mesi, per cui si potrebbe ipotizzare un processo neuro-degenerativo come il morbo di Parkinson, di Alzheimer, o la demenza senile.

Trascorse quel penosissimo periodo nella sua povera casa all’angolo del vicolo Campanile con i Gradini de’ Santi Apostoli a San Giovanni a Carbonara.
Solo in punto di morte riacquistò la coscienza e “come da lungo sonno destato, riconobbe i figliuoli e quei che gli eran d’intorno”, chiese i conforti religiosi e recitando i salmi di Davide e spirò il 22 gennaio 1744, durante l’estrema unzione.

Pochi mesi dopo la sua morte, il figlio Giovanni riuscì a far pubblicare la terza edizione, la prima integrale, della “Scienza Nuova” a cui, durante gli ultimi anni, il filosofo non aveva mai smesso di aggiungere commenti o note e apportare correzioni.

(② continua)

Una risposta a “Triste vecchiaia di Giambattista Vico by Luisa Zambrotta”

  1. Grazie di cuore 🙏💜🙏

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