
Il terzo editore non l’ho incontrato, ma c’è stato uno scambio di mail. Si tratta di una giovane donna, di cui avevo visto la foto su Internet. Le ho mandato il romanzo su segnalazione di una persona che conosco, uno scrittore piuttosto noto. Sono passati alcuni mesi, non ho avuto sue notizie, le ho scritto una mail e dopo una quindicina di giorni mi ha risposto. Aveva letto il romanzo, era stata una piacevole lettura, grazie a una scrittura molto vivace e a una storia avvincente. Faceva alcune osservazioni sulla trama, aveva qualche perplessità ma riteneva che un buon editing avrebbe potuto risolvere alcune piccole incongruenze. Lei, tuttavia, non l’avrebbe pubblicato, perché preferiva pubblicare “romanzi più tipici, in un certo senso più strani”. Non mi diceva in che cosa sarebbe dovuta consistere questa maggiore tipicità o stranezza, tuttavia mi incoraggiava a insistere nella mia ricerca.
Il quarto l’ho corteggiato a lungo. Era il titolare di una casa editrice abbastanza nota che pubblicava esclusivamente gialli. Un uomo gentile, con una barba fluente e modi amichevoli. Era venuto a Pistoia a presentare un’antologia di racconti e me l’ero fatto presentare da un mio conoscente, il presidente dell’associazione Amici del Giallo. A quel punto diversi miei racconti erano già usciti e di conseguenza non ero del tutto un’esordiente. L’uomo mi ascoltò, si complimentò con me, mi disse di mandargli il manoscritto. Cosa che feci la sera stessa. Dopo un considerevole lasso di tempo mi azzardai a scrivergli: ha ricevuto il mio manoscritto? Cosa ne pensa? (Naturalmente non usai queste parole così esplicite ma mi produssi in un garbato giro di frasi). Rispose che certamente, il testo era interessante, che ci avrebbe pensato, che mi avrebbe fatto sapere. Ci trastullammo in cortesi scambi epistolari e mi ero ormai convinta che non se ne sarebbe fatto nulla, quando un giorno squillò il cellulare. Numero sconosciuto. Risposi pensando a un errore, invece una voce gioviale mi investì.
«Ciao, sono Carlo!»
Io conosco solo un Carlo, mio zio che vive a Lugano e parla come se avesse una patata bollente in bocca perché tanti anni fa ha avuto un colpettino. Non si trattava di lui, pertanto chiesi:
«Carlo chi?»
«Ma Carlo ***! Sono io!»
«Ah, buonasera…»
«Ho deciso di pubblicare il tuo libro! Sei contenta?»
«Oh, che bello, certo che sono contenta…», risposi in tono esitante. Fino ad allora, nelle nostre conversazioni, ci eravamo dati del lei. Questa improvvisa confidenza e giovialità mi avevano lasciata un po’ interdetta.
«Sì, sì, hai svolto bene il tuo compitino…»
Già questo commento mi infastidì. Come si permetteva di definire “compitino” la mia opera immortale?
«Ci sarebbero giusto un paio di cose. Alcuni elementi che rappresentano una caratteristica della nostra Casa. Innanzitutto i luoghi devono essere reali, inconfondibili.»
Io, che mi ero ispirata a un paesello realmente esistente ma gli avevo dato un nome di fantasia, pensai alla fatica che mi ci sarebbe voluta per sostituire tutti i nomi non solo del paese principale ma delle contrade, borgate e località circostanti. Hmmm, si poteva fare, però…
«Inoltre nel testo devono essere inserite ricette tipiche di quel determinato luogo o comunque della zona.»
Le ricette! No! Proprio non me la sentivo. Ma presi tempo.
«Ecco, vediamo, se ne può parlare.»
«Benissimo, benissimo, allora ci sentiamo presto!»
L’avete più sentito voi?
Col quinto editore mi mise in contatto un amico che fa il traduttore e conosce un po’ di gente nel mondo dell’editoria. Perché, carissimi, la verità nuda e cruda è questa: se non ti presenta qualcuno, hai voglia a mandare manoscritti, dattiloscritti e file: nessuno li legge. Potresti aver scritto l’opera più bella del mondo: se non è accompagnata da una letterina di Pinco Pallino l’editore, sommerso com’è di manoscritti, la cestinerà, se invece Pinco Pallino gli dice che il tuo romanzo merita una lettura, lo leggerà o lo farà leggere a qualcuno, anche se non è certo che alla lettura segua poi la pubblicazione. Il mio amico contattò un suo amico, che dopo qualche tempo mi scrisse una mail dicendomi che il romanzo gli era molto piaciuto e che l’avrebbe passato a un altro suo amico, editor presso una certa casa editrice. Passò dell’altro tempo e l’editor mi telefonò: il romanzo gli era piaciuto moltissimo, ne aveva parlato con l’editore, l’editore era contento, l’avrebbe pubblicato. Ero entusiasta. Aspettavo con ansia ulteriori notizie e la mia pazienza fu premiata: mi arrivò una mail il cui oggetto era “eccomi”. Eccoci! pensai. Ma le cose andarono diversamente: l’editore aveva infatti deciso di sopprimere la collana di narrativa italiana, che non gli stava dando i risultati sperati, e il mio romanzo… purtroppo…




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