
Non potete immaginare, si sfoga sul suo blog un giovane intellettuale, talent scout per una nota casa editrice, quanta spazzatura ci arrivi quotidianamente!
Tutti i giorni, agli indirizzi delle case editrici grandi e piccole, arrivano decine e decine di manoscritti, centinaia di mail, migliaia di file formato word, rtf o pdf: sono le opere di un’immensa schiera di scrittori che aspirano alla pubblicazione. Gli addetti ai lavori li chiamano manoscrittari e li detestano con tutto il cuore. Si dice che intere stanze siano adibite a magazzini, nei quali pacchi e buste di diverse dimensioni ammuffiscono lentamente. Di tanto in tanto qualche lettore o talent scout vi si intrufola, prende in mano una busta, apre un pacchetto, sfoglia un manoscritto: le opere giacenti sono assolutamente illeggibili, non hanno capo né coda, sono zeppe di errori ortografici e sintattici, i talent scout si sgomentano, abbandonano il magazzino pieni di orrore e di sensi di colpa: l’impresa di cui sono investiti, scoprire nuovi talenti, è superiore alle loro forze. Quanto ai testi inviati in formato elettronico, nulla è dato sapere: se vengano cestinati insieme alle petulanti mail che li accompagnano, se vengano salvati in cartelle senza nome, se vaghino senza meta nell’immensità del web. Ignari di tutto ciò, gli aspiranti scrittori aspettano mail di risposta, lettere in carta intestata, telefonate da parte di editori folgorati dalla loro opera che, a torto, ritengono di straordinario valore.
«Noi facciamo un accurato lavoro di scouting», scrisse sul blog il giovane talent scout che lo gestiva. «La nostra casa editrice si vanta di aver scoperto e lanciato moltissimi nuovi talenti. Autori sconosciuti ci inviano continuamente le loro opere inedite che esaminiamo con estrema attenzione. E come siamo felici, quando ci capita di scoprire una perla in mezzo a tanta paccottiglia, perché, va detto, molti dei testi che ci arrivano sono di scarso o di nessun valore, robaccia che solo grazie a una ferrea autodisciplina e a un grandissimo amore per la letteratura riusciamo a sorbirci.»
«Tutto ciò è molto bello e vi fa onore», commentò un oscuro lettore del blog, anche lui, come tanti altri, autore di un capolavoro misconosciuto, spedito in dozzine di copie ad altrettanti editori, «ma come mai, sulla home page del vostro sito, raccomandate agli aspiranti di non inviarvi più manoscritti in visione perché tanto non li leggerete?»
«Hai ragione», gli rispose il talent scout. «Devi sapere che siamo stati costretti a prendere quell’odiosa posizione. Non puoi immaginare quello che ci arriva! Tutti vogliono scrivere un romanzo, tutti credono di esserne capaci e pretendono che la loro opera venga letta e magari pubblicata. Quello che ignori però è che il novanta per cento dei manoscritti che intasano la nostra posta elettronica e che si coprono di polvere nei nostri ripostigli è costituito da deliri di psicopatici, chiacchiere inconsistenti, blablabla senza senso. E la forma, poi! Nessuno sa più scrivere in italiano, questo è il fatto. A noi poveri lettori ci viene il mal di testa, proviamo gli urti del vomito, sentiamo il desiderio di suicidarci mentre siamo costretti a trangugiare tutte quelle schifezze.»
«Nulla di tutto questo mi sorprende», scrisse l’autore del capolavoro misconosciuto. «Il mio romanzo però non è insensato, io non sono uno psicopatico e conosco le regole grammaticali: stando a quel che mi dici, dovrebbe rientrare nel dieci per cento delle opere su cui si può discutere…»
«Cosa vuoi», disse ancora il talent scout, «stando così le cose, abbiamo dovuto fare scelte molto drastiche. Leggiamo solo le opere di persone di nostra fiducia, amici d’infanzia o colleghi, nipotini, cuginette, fidanzate: in fin dei conti, quel che importa è pubblicare dei bei libri, e se conosciamo già chi li scrive, andiamo sul sicuro. Se poi facendo in questo modo ci lasceremo scappare il nuovo Proust o Morselli o Lampedusa, be’, che ci vuoi fare? Errare humanum est!»




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