George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair, nacque il 25 giugno 1903 a Motihari, Bengala, nell’India britannica
Romanziere, saggista e critico inglese il suo lavoro è caratterizzato da una prosa lucida, dalla consapevolezza delle ingiustizie sociali e dalla forte opposizione a ogni totalitarismo. I suoi più famosi romanzi sono “La fattoria degli animali” una satira che descrive allegoricamente il tradimento di Stalin della rivoluzione russa del 1917 e “1984” una profonda distopia che esamina i pericoli di un governo totalitario.

Quando Eric Arthur Blair si stava preparando a pubblicare il suo primo lavoro, “ Senza un soldo a Parigi e a Londra”, decise di utilizzare uno pseudonimo in modo che la sua famiglia non fosse imbarazzata dal suo periodo trascorso in povertà. Il libro era infatti un resoconto dei suoi giorni passati vagabondando in Inghilterra, in particolare nei campi di luppolo del Kent, e della povertà in cui si era trovato mentre viveva a Parigi cercando di scrivere romanzi.
Inoltre all’epoca era certo che il libro sarebbe stato un insuccesso (era già stato rifiutato da due editori tra cui T.S. Eliot della Faber e Faber), e non voleva che vi fosse associato il suo vero nome.
Un altro motivo era che non gli piaceva il suo nome di battesimo era al sua associazione con il libro “Eric, o, a poco a poco” di F.W. Farrar, che aveva contribuito ad aumentare la popolarità del nome “Eric” in India e nei paesi di lingua inglese. Era un romanzo sentimentale sulla vita scolastica, il cui protagonista Eric, figlio di un funzionario coloniale britannico di stanza in India, viene mandato in Gran Bretagna per essere educato in un collegio, e incontra gli aspetti buoni e quelli più turpi della tradizionale educazione vittoriana.
Eric Blair scelse il nome George Orwell per sottolineare il suo amore per la tradizione e la terra inglese. Il cognome fu ispirato da un luogo che lo scrittore amava, il fiume Orwell che scorre nella contea di Suffolk in Inghilterra e il nome deriva da San Giorgio, il santo patrono dell’Inghilterra. Sentiva che quello era un “nome inglese forte e tondo”.
Comunque, anche dopo il successo del libro mantenne lo pseudonimo e non scrisse più con il suo vero nome. Quel cambio di nome coincise a un profondo cambiamento nello stile di vita di Orwell, che si trasformò da pilastro dell’establishment imperiale britannico in un ribelle letterario e politico .

Alla sua morte, nel 1950, chiese nel testamento che non venisse scritta alcuna sua biografia, senza darne alcuna motivazione anche se i suoi amici credevano che la richiesta fosse probabilmente dovuta alla sua naturale reticenza e dalla consapevolezza che c’era era così poco da scrivere sulla sua vita.
Pertanto la sua vedova, respinse ogni tentativo di tracciarne una biografia fino a quando non fu lei stessa a darne incarico a un professore di politica all’Università di Londra. Solo dopo sua morte, vennero pubblicate altre biografie.
Comunque Orwell non si era mai rifiutato di fornire dettagli autobiografici a editori o critici , respingente però l’idea che uno scrittore potesse scrivere una biografia definitiva di se stesso, perché

“Ci si può fidare dell’autobiografia solo quando rivela qualcosa di vergognoso. Un uomo che parla bene di se stesso probabilmente mente, poiché ogni vita vista dall’interno è semplicemente una serie di sconfitte.”

Una risposta a “George Orwell: What’s in a Name? by Luisa Zambrotta”

  1. Grazie infinite, caro Juan

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