
Via Pantano, a Milano, è una via centrale, moderna e trafficata. Proprio in questa strada vivevano, tanto tempo fa, Pietro e Anna Agnesi: chissà se la loro casa è ancora in piedi, se è uno di questi austeri palazzi dall’aspetto antiquato. Niente me ne dà la conferma, non una lapide, un’iscrizione, nemmeno Wikipedia si muove in mio soccorso. Eppure, il 16 maggio del 1718 nella casa di Pietro Agnesi e di sua moglie Anna è successo qualcosa di straordinario: è nata la piccola Maria Gaetana, la loro prima figlia.
Pietro è un commerciante di seta, un uomo ricco, che ama l’arte e la cultura e invita spesso a casa sua matematici, filosofi e persone della buona società: non gli basta essere un mercante, non gli basta essere ricco, vuole essere accettato tra le persone migliori della sua città. E Milano, nel XVIII secolo, è una città ricca e vivace, sotto il governo della casa di Asburgo.
Gaetanina e Teresina, le preferite di Pietro, che nella sua vita avrà ben 21 figli da tre mogli diverse, sono due bambine eccezionali. Teresina suona il clavicembalo e canta molto bene, Gaetanina è un genio delle lingue. È talmente studiosa che papà deve correre ai ripari.
«Bada, Gaetanina! Adesso stai esagerando! Questo sillabario lo metto sotto chiave, non voglio che ti rovini la vista, sempre col naso sui libri!»
Gaetanina inizia a piangere, quel libro pieno di lettere dellʼalfabeto scritte in bella grafia le piaceva proprio. Ma la sua balia la consola:
«Shh, non piangere Gaetanina, se fai da brava la tata ti insegna il francese.»
E cosi la piccola Agnesi impara il francese e il latino, e poi greco tedesco spagnolo ebraico… a nove anni la chiamano «lʼoracolo settilingue».
Un giorno papà organizza una bella riunione e Gaetana si esibisce in pubblico: davanti agli amici del babbo pronuncia un lungo discorso in latino sullʼimportanza di dare alle donne la possibilità di studiare.
Le signore presenti alla sua esibizione sono stupefatte.
«Che graziosa bambina!»
«E tanto intelligente!»
«Avete sentito, mia cara, come si esprime in latino?»
«Davvero sorprendente! E non è tutto! Dicono che sappia sette lingue…»
«Sette lingue! Mi pare unʼesagerazione!»
«Che poi, mi domando, cosa se ne potrà fare mai, una donna, di sette lingue!»
«Sarebbe meglio che imparasse a cucire e a ricamare, come conviene a una signorina per bene. Altrimenti, chi volete che la pigli»
«Sette lingue! Non invidio quel poveretto che se la sposerà…»
Ma sposarsi non è tra i progetti di Gaetana. Ama troppo lo studio, divora i libri di filosofia e di matematica, partecipa a discussioni pubbliche (sempre in latino, naturalmente), e poi… a dirla tutta… cʼè qualcosʼaltro. Dopo Giacomo e Teresina sono nati altri fratellini. La casa è piena di bambini, la mamma, poverina, è morta allʼottavo parto, il papà si è risposato e sono nati altri piccoli… Gaetana, che è la maggiore, deve occuparsi dei fratelli e delle sorelle: se per caso aveva in mente di sposarsi e metter su una famiglia per conto suo… beʼ, diciamo che gliene è passata la voglia.
«Comʼè brava la signorina Gaetana!» commentano i domestici.
«Una vera padroncina di casa!»
«Insegna la grammatica ai fratellini!»
«Ed è molto religiosa!»
«Va continuamente in parrocchia, fa assistenza ai poveri!»
«E non smette di studiare…»
«E come sa tener testa a tutti quei sapientoni degli amici del signor Pietro…»
«Sapete la novità?» interviene una camerierina giovane.
«Quale? Dite, Rosa!»
«La signorina Gaetana ha in mente di tenere delle lezioni di catechismo per noi della servitù.»
«Oh, no! Ora mi pare che esageri veramente…»
Intanto la fama di Gaetana Agnesi si diffonde. La signorina ha ventun anni, ormai, ed ha appena pubblicato un testo di matematica e fisica organizzato in 191 «Propositiones», in latino, manco a dirlo. Un bel giorno arrivano a Milano due scienziati francesi, che hanno sentito parlare di questa brillante ragazza e vogliono metterla alla prova. Sarà davvero quel prodigio che dicono? Hmm, cʼè da avere qualche dubbio: certe volte la fama delle persone è sproporzionata, si sa.
Ma dopo che Gaetana ha discusso con loro di algebra e geologia, esprimendosi come al solito nel suo ottimo latino, i francesi sono estasiati:
«Mademoiselle, se volete venire a Parigi, saremo felici di presentarvi alle persone più intelligenti e colte: una stella come voi brillerà nella migliore società parigina!»
«Vi ringrazio molto, signori, ma ho altri progetti: sto pensando di entrare in convento!»
In convento! La voce si sparge: la signorina Agnesi si vuol fare monaca! Già, si sapeva che era molto religiosa! Il papà non ne vuol sapere: lʼha allevata con tanto amore, lʼha fatta studiare, e lei si vuol rinchiudere in convento?
«Obbedisco ai vostri desideri, papà: resterò al vostro fianco, mi occuperò della casa e dei fratellini (Pietro, intanto, è già alla terza moglie che si è subito messa allʼopera per sfornare la sua dose di bambini), ma non voglio più parlare in pubblico, partecipare a dispute filosofiche, frequentare salotti e teatri. Queste cose mi hanno stancato. Vivrò appartata, studiando e dedicandomi alle opere di carità.»
Nel 1748 pubblica in due volumi le «Instituzioni analitiche per uso della gioventù italiana»: unʼopera scritta in italiano, questa volta, e rivolta ai giovani, per spiegare loro i più importanti e difficili concetti della matematica. La cosa più famosa che si trova nelle Instituzioni è la «Versiera di Agnesi».
Di che si tratta? Beʼ, è semplicissimo: «Data una circonferenza C con diametro AB, si tracci da B la tangente t alla circonferenza C, si chiami r la generica retta uscente da A…»
Chiaro, no?
Come dite? Non avete capito? Non preoccupatevi, il vostro prof di matematica vi saprà spiegare tutto. Forse.
Le Instituzioni hanno avuto un grande successo e sono state tradotte in molte lingue. Sembra però che il traduttore inglese abbia avuto qualche difficoltà con la parola «versiera». «Versiera? Mai sentito! Cosa vorrà dire, Tom?»
«Avversiera, Jack? Mah, non saprei… avversiera, avversaria… avversaria di Dio, forse?»
«Avversaria di Dio, dici, Tom? Una strega, allora!»
E così, in Inghilterra, la «Versiera di Agnesi» è diventata la «witch of Agnesi», cioè la «strega di Agnesi». Certo, è comico… una brava ragazza come Gaetana, essere ricordata per la «strega di Agnesi»…
LʼImperatrice Maria Teresa dʼAsburgo, in segno di ammirazione, dona a Gaetana un bellissimo anello di brillanti in un prezioso cofanetto. LʼUniversità di Bologna le offre una cattedra per lʼinsegnamento di Analisi Matematica: Gaetana ringrazia per lʼonore ma non accetta il posto, ha troppo da fare a Milano.
Nel 1752, dopo la morte dellʼamato papà, Gaetana trasforma la sua casa in un ospizio per donne povere e ammalate e per loro spende tutto il suo denaro, vende i suoi oggetti più preziosi: arriva al punto di disfarsi dellʼanello di Maria Teresa. In seguito diventa direttrice del Pio Albergo Trivulzio, un ospizio per i poveri di Milano.
Al Trivulzio cura le vecchiette con le sue mani, le assiste, insegna i «lavori femminili», rimane accanto a loro quando sono in punto di morte. Quelle a cui vuole più bene, di cui si prende più cura sono le folli, le dementi, le poverette che hanno perso lʼuso della ragione. Certo non possono sapere, loro, che quella donna gentile che le imbocca e le ripulisce è la grande Gaetana Agnesi, genio della matematica, amica dell’imperatrice e del papa, titolare della cattedra di Analisi all’Università di Bologna. Papà Agnesi, avresti mai immaginato una simile compagnia per la tua figliola preferita?




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