Era appena iniziato luglio e mancavano solo diciannove giorni al suo sessantaduesimo compleanno. Sebbene il sole fosse appena sorto, quella domenica si preannunciava afosa. A lui però non importava: non avrebbe più dovuto sopportare a lungo la calura estiva… che poi era il minore dei mali. Si sentiva osservato, controllato, pedinato, probabilmente erano agenti dell’FBI, ma nessuno sembrava prestargli fede quando diceva di essere accerchiato da nemici.
Anche la sera prima, quando avevano cenato al ristorante, seduti al suo tavolino d’angolo preferito, il tavolo cinque, gli sembrava che due agenti lo stessero sorvegliando da un tavolo poco più in là.
Tornati a casa, aveva sentito Mary canticchiare dalla sua camera: era una canzone italiana che gli riportava alla memoria tanti ricordi. Poi, prima che lei chiudesse la porta, le aveva sussurrato “ Buona notte, gattina mia”

Si era alzato presto e aveva indossato la vestaglia sopra al pigiama blu, e ai piedi i mocassini che usava come pantofole. Doveva mettersi alla ricerca delle chiavi. Le trovò facilmente perché Mary le aveva lasciate sul davanzale della finestra sopra il lavello della cucina. Le prese e scese nel ripostiglio sotterraneo dove erano conservate le sue armi. Aprì la porta, entrò , scelse il suo fucile da caccia preferito, quell’arma che aveva usato così spesso da essere quasi considerata un amico. Era un fucile a canna doppia con cui gli piaceva sparare ai piccioni, acquistato da Abercrombie & Fitch.
Si mise in tasca un paio di proiettili e risalì al piano di sopra. Attraversò il soggiorno fino nell’atrio d’ingresso rivestito di quercia.
Sapeva già da tempo come sarebbe andata a finire, da quando suo padre si era suicidato nel 1928 e lui aveva pensato che probabilmente anche lui se ne sarebbe andato allo stesso modo.

Fece scivolare un proiettile in ogni canna, assicurò il calcio contro il pavimento, si chinò sul fucile e mise la canna in bocca. Il sapore del metallo non era poi così disgustoso… premette il grilletto e fece fuoco.
Erano le 7,30.

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Lo scrittore e giornalista statunitense Ernest Hemingway morì il 2 luglio 1961.
Dalla alcuni mesi era caduto in una spirale di depressione e paranoia, era costantemente preoccupato per il denaro e la sua sicurezza, vedeva nemici ad ogni angolo ed era convinto che l’FBI stesse monitorando costantemente i suoi movimenti. Aveva anche minacciato il suicidio ed era stato ricoverato due volte in ospedale dove era stato sottoposto anche a elettroshock.
Due giorni dopo il suo ritorno a casa a fine giugno del 1961, decise che era giunto il momento di farla finita

Nota finale


Successivamente fu scoperto che Hemingway era stato davvero perseguitato da agenti dell’FBI di J. Edgar Hoover dagli anni ’40, sospettosi dei suoi legami con Cuba o addirittura da un decennio prima, per il sostegno dato al governo repubblicano (socialista) in Spagna durante la guerra civile spagnola. Hoover lo aveva segnalato come un “antifascista prematuro”.
Anche se i suoi amici respinsero tutti i suoi timori, Hem era profondamente consapevole di quella sorveglianza continua, asfissiante e, come reazione, cominciò a bere molto, diventando sempre più cupo, e paranoico. Lo zelo e gli sforzi del Bureau per ottenere qualsiasi tipo di informazione che potesse danneggiarlo contribuirono notevolmente al suo suicidio.

Image: Reddit: RogerThatRubberDucky

Una risposta a “The  Shotgun by Luisa zambrotta”

  1. Grazie di cuore, Juan 🌹🌹🌹

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