Di Marisa Salabelle
Così, mi toccherà parlare di Annie Ernaux, visto che le hanno appena assegnato il Premio Nobel per la letteratura. Questa volta, almeno, non potranno dire che l’ha vinto un perfetto sconosciuto. Annie Ernaux a me piace moltissimo, in Italia la pubblica L’orma, una raffinatissima casa editrice che proprio in questi giorni ha festeggiato i suoi dieci anni di vita. I suoi libri sono dei preziosi volumetti, mai troppo massicci, sobri ed eleganti, come sobria ed elegante è la sua prosa. L’argomento delle sue opere è sempre lo stesso: lei, la sua vita, la sua famiglia, l’ambiente in cui ha vissuto. È una signora ultraottantenne, ormai, quindi di cose da raccontare ne ha, anche se si limita a parlare della sua esperienza. Ma non si tratta di autobiografia in senso stretto, non so nemmeno se si possa parlare di autofiction. Annie Ernaux racconta del paese in cui ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza, Lillebonne, in Normandia; della sua famiglia, che gestiva una bottega con annesso bar, della madre e del padre, dei sacrifici che hanno fatto per farla studiare. Della sorella morta prima che lei nascesse, del posto di insegnante che ha finalmente ottenuto, della gravidanza indesiderata che la induce a scegliere di abortire.
Tra i molti suoi romanzi che ho letto il mio preferito è Gli anni, uscito in Italia nel 2015. Si tratta di una sorta di biografia impersonale, in cui l’autrice rievoca gli anni della sua vita attraverso le cose (oggetti, arredi della casa, abiti…), le abitudini, i costumi. Leggendo questo piccolo libro si ha la sensazione di attraversare un lungo periodo della storia francese, dalla seconda guerra mondiale fin quasi a oggi: l’autrice infatti è nata nel 1940 e il libro è stato scritto nel 2008. Annie Ernaux è bravissima nel far rivivere il passato attraverso i particolari più minuti: le canzoni che si cantavano, i prodotti che si usavano, gli abiti che si indossavano in diversi momenti. Più che di un’autobiografia personale, si potrebbe parlare dell’autobiografia di una generazione, che passa dalle privazioni della guerra alle difficoltà della ricostruzione, al boom economico e ai grandi cambiamenti portati dagli anni Sessanta e così via. Di sé l’autrice parla poco e sempre in terza persona, prendendo spunto da fotografie che la ritraggono in momenti diversi della sua vita, bambina, adolescente, donna.
La caratteristica che accomuna tutte le sue opere, oltre al tema autobiografico, è data dal modo scelto da Ernaux per narrare se stessa: un tono distaccato, quasi freddo, che non indulge a nessun tipo di sentimentalismo; un raccontare oggettivo, una prosa nitida, essenziale. Annie riesce a rappresentare lo scorrere del tempo, il mutare delle condizioni, come un osservatore esterno, e al tempo stesso a toccare il cuore di chi legge, attraverso la rievocazione di oggetti della vita quotidiana, come i barattoli di fagioli allineati sugli scaffali dell’alimentari di famiglia, di canzoni suonate al juke box, di gonne di diversa lunghezza a seconda del variare delle mode. Se ancora non avete letto niente di questa autrice, ebbene, è arrivato il momento: correte in libreria e procuratevi qualcuno dei suoi romanzi!





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