Per molti anni ho snobbato la letteratura italiana del secondo Novecento. Conoscevo i classici e nelle mie letture prediligevo gli stranieri, inglesi e americani, ma anche sudamericani e ebrei di qualsiasi nazione. Così nella mia cultura ci sono dei buchi inverosimili. Ho letto tutto di Graham Greene e niente di Carlo Cassola (nello specifico, penso di aver fatto la scelta giusta). Non conosco Saviane, Flaiano, Malaparte. Ho letto Il giardino dei Finzi Contini e La vita agra, due capolavori, peraltro, solo pochi anni fa. Ma Goffredo Parise lo leggevo. Mi riempirono di ammirazione e felicità i suoi Sillabari e rimasi colpita, scioccata da L’odore del sangue, lo scabroso romanzo postumo. La storia che vi si narra è semplice: Silvia, una donna di cinquant’anni, borghese, moglie di uno psichiatra affermato, si invaghisce di un ragazzo che milita in un gruppo di estrema destra, un fascista, come si diceva allora senza peli sulla lingua (siamo intorno alla metà degli anni ’70). Il marito la mette in guardia: il ragazzo è imprevedibile, aggressivo, ha la crudeltà della gioventù, le farà del male, la farà soffrire. La donna tergiversa, è solo un capriccio, è un’attrazione, il ragazzo è fragile, vulnerabile, le fa tenerezza. La storia poi finirà male; il libro di Parise, sebbene incompiuto, è bello e disturbante.
Da pochi mesi è uscito Il continente bianco, di Andrea Tarabbia, che da questo romanzo è stato turbato, affascinato, e che si è messo in testa di operare una sorta di riscrittura. Abbiamo così lo stesso Andrea Tarabbia in veste di personaggio, paziente dello psichiatra marito di Silvia, che si confida con lui (molto poco professionalmente, oserei dire) sulle vicende sentimentali della moglie e lo mette a parte delle sue preoccupazioni. Tarabbia si incuriosisce, anzi, si sente coinvolto, e decide di entrare nel gruppo di cui fa parte il giovane fascista, il Continente bianco, per diventarne testimone e cronista. Tutta la vicenda è spostata al giorno d’oggi.
Ho letto questo libro con grande interesse. L’operazione di “riscrittura”, i riferimenti precisi e accurati al romanzo originale, il diverso punto di vista, che consente al lettore di ficcare il naso in quel gruppo di esaltati e picchiatori che ne L’odore del sangue sono solo accennati, tutto mi è sembrato convincente e avvincente. E se posso aggiungere una punta polemica, proprio di questi tempi non è male ricordarsi chi sono e cosa fanno i vari satelliti fascisti (neo, post, -oidi) la cui presenza in Italia non è mai cessata, anzi.





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