Frustrato per lo scarso successo dei suoi libri, che come ogni scrittore amava di amore sviscerato e considerava tra i migliori della letteratura mondiale, dopo essersi votato a tutti i santi del Paradiso per promuoverli, aver stampato segnalibri e fascette autoprodotte che elogiavano i suoi capolavori, aver spammato ben bene i suoi account social e invitato tutti i suoi contatti alle presentazioni che purtroppo continuavano ad andare deserte, lo scrittore pensò di creare una chat su WhatsApp dedicata alle sue opere. Inserì un centinaio di membri ed espose la sua idea: in quella chat ciascuno avrebbe potuto liberamente commentare i suoi romanzi, discuterli, elogiarli. In quattro e quattr’otto le suonerie di cento telefoni si misero a produrre cinguettii, squilli e altri segnali acustici: ciascun membro della chat salutava, si complimentava, rivolgeva auguri e felicitazioni. Metà dei convocati abbandonò il gruppo nel giro di trenta secondi, l’altra metà rimase, per affetto e solidarietà verso il promotore dell’iniziativa, ma disattivò le notifiche e si limitò a sbirciare di tanto in tanto i messaggi che si moltiplicavano.  Dopo aver ringraziato tutti coloro che si congratulavano, lo scrittore a un certo punto iniziò a mostrare segni di insofferenza: diamine, non era questo il suo scopo, ricevere complimenti che non portavano a niente: lui voleva che si parlasse delle sue opere, e per parlarne i membri del gruppo dovevano leggerle, e per leggerle dovevano comprarle… possibile che non gli entrasse in zucca un concetto così semplice, a quegli scimuniti? Si permise quindi di ricordare agli amici il vero scopo di quella chat.

«Carissimi, vi ringrazio di cuore, ma non è per sentirmi lodare che ho aperto questa chat. Mi piacerebbe andare un po’ oltre: vorrei sentire da voi qualche commento sui miei romanzi, vorrei che mi diceste qual è il vostro preferito, quali personaggi hanno conquistato il vostro cuore, quali trovate vi sono sembrate più ingegnose, quali passaggi memorabili…»

Dopo questo intervento, altre venti persone abbandonarono il gruppo; i rimanenti 32 si profusero in elogi generici, che dimostravano che dei libri dell’autore non ne avevano letto nemmeno un rigo.

Seguirono giorni di silenzio. Lo scrittore consultava spesso le attività del gruppo su WhatsApp, ma disgraziatamente non risultava alcuna attività. Fu un messaggio, arrivato dopo una settimana, la goccia che fece traboccare il vaso: uno dei suoi contatti si permetteva di postare la locandina del proprio romanzo. Lo scrittore non ci vide più dagli occhi.

«Che sistemi sono questi? Come vi permettete? Credete forse che abbia creato questa chat per permettere a chicchessia di pubblicizzare il proprio libercolo? Basta: chiudo il gruppo.»

Da quel momento, nessuno ne sentì più parlare.

2 risposte a “Chat —Racconto di Marisa Salabelle”

  1. Il giusto epilogo per chi è malato di egocentrismo.

    "Mi piace"

Scrivi una risposta a Chat | marisa salabelle Cancella risposta

arcipelago di cultura

Scopri di più da MasticadoresItalia

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere