Sanja Särman, ed. Ortica
Traduzione di Giovanni Agnoloni
La Terra, la Natura, generalmente le vediamo come altro da noi. Noi siamo noi, la Terra è dove viviamo, la Natura è bella da ammirare, là dove resiste, e utile da sfruttare per le nostre necessità. Res cogitans, res extensa: è dai tempi di Cartesio che facciamo questa distinzione. E le conseguenze le vediamo davanti ai nostri occhi. Gli animali, ancora ancora: gli animalisti ci hanno rotto talmente i coglioni che cominciamo ad accorgerci che gli animali, insomma, una loro dignità ce l’hanno. Ma le piante, andiamo! Belle, per carità. E producono pure la clorofilla. Ma tutti quegli alberacci in città, che magari viene una ventata e li butta giù: abbatterli, senza pietà. Prati spelacchiati in periferia: asfaltare, costruire parcheggi, villette a schiera, centri commerciali. E la foresta, la giungla, così impenetrabili e piene di minacce: disboscare, sostituire con campi coltivati.
Non c’è da sorprendersi poi se un bel giorno le piante decidono di scrivere una serie di lettere agli esseri umani, tanto per mettere i puntini sulle i. Sono piante garbate, dai modi eleganti e gentili quelle che prendono la parola in questo delizioso libretto, Lettere delle piante agli esseri umani, di Sanja Särman (Ortica editrice), che leggo nella bella traduzione di Giovanni Agnoloni. «Sosteniamo noi la biosfera», esordiscono le piante nella prima lettera: garbate, sì, ma senza peli sulla lingua. «Siamo le piante, e voi vivete solo grazie a noi.» Alberi fronzuti e cannucce di palude, magnolie, mimose, piante erbacee di ogni genere, con le loro radici che formano reti sotterranee inestricabili e le loro fronde che ne creano altrettante nell’aria, col loro respiro così necessario al nostro, con i petali e le foglie cadute a terra, consapevoli della propria mortalità, le piante disprezzano gli esseri umani che non sanno, non capiscono, non riconoscono la lezione dei vegetali. Silenziose, riservate, troppo eleganti per lamentarsi dei maltrattamenti cui gli umani le sottopongono, le piante rivolgono loro un ultimo appello: siate grati!





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